Come volevasi dimostrare, il caso Salah si è risolto shakespearianamente in un molto rumore per nulla. La FIFA, infatti, ha respinto il ricorso presentato dalla Fiorentina nell’agosto 2015 in merito alla presunta violazione contrattuale del giocatore egiziano, che si era svincolato dai viola per potersi accasare alla Roma via Chelsea. Difficile che il club dei Della Valle decida di avvalersi del ricorso, che se accolto potrebbe portare a 4 mesi di squalifica per Salah, dal momento che non sembrano esserci i margini per un ripensamento da parte della Federazione, mentre è probabile che possa rivolgersi al Tas di Losanna, non appena ricevute le motivazioni della sentenza.

Resta comunque improbabile che questa vicenda si chiuda in maniera diversa da una sconfitta su tutta la linea per i fratelli Della Valle, per l’ennesima volta impegnati in una (discutibile) questione di principio che alla lunga li vede uscire con le ossa rotte – perché questo è quello che solitamente accade ai moralizzatori. Soprattutto a quelli che sparano richieste di risarcimento da 30 milioni di euro. La Camera di risoluzione delle controversie ha infatti respinto in blocco tutte le rivendicazioni presentate dai legali viola: una bocciatura completa. E in definitiva una pessima, evitabilissima figura.

E alla fine aveva ragione lui, Ramy Abbas Issa, l’avvocato-manager di Salah che mai ha perso l’occasione di mostrarsi beffardamente sicuro di sé su Twitter, prendendosi apertamente gioco delle pretese della Fiorentina, e che ovviamente non si è risparmiato nemmeno in questa circostanza. “Hey, @mosalah, ti ricordi quel “problema” del ricorso FIFA? Già, hanno perso. Congratulazioni!“, il suo tweet dedicato al suo assistito, poi bissato da un godereccio “Carissimi, cos’altro posso fare per voi?“.