Nuove indagini sul caso della morte di Marco Pantani, la leggenda del ciclismo italiano che venne ritrovato morto in un albergo di Rimini il 14 febbraio del 2004. Da quel giorno si sono fatte molte ipotesi sui motivi del suo decesso: si è parlato di omicidio, di suicidio, sono stati tirati in ballo presunti complotti e personaggi della malavita. Insomma, dopo oltre dieci anni la verità sulla morte di Marco non è ancora venuta a galla, nonostante la tenacia con cui la sua famiglia, ed in particolar modo la mamma Tonina, ha sempre combattuto per sapere cosa accadde davvero.

Ed è di questi giorni la notizia che il procuratore di Forlì, Sergio Sottani, ha deciso di compiere nuovi accertamenti per stabilire con più precisione cosa avvenne a Madonna di Campiglio durante il Giro d’Italia del 1999, quando Pantani, che aveva ormai la gara in pugno, fu fermato perché il suo ematocrito era risultato troppo alto durante i controlli di routine. Quell’episodio ha tristemente e duramente segnato tutta la vita successiva del Pirata, che non è più riuscito a riprendersi, né dal punto di vista professionale, né dal punto di vista personale. Ed è proprio in questo senso che si vuole indagare di nuovo e più a fondo: il risultato delle analisi di Pantani fu alterato?

Il primo a confermare che dietro il caso Pantani vi potesse essere un giro di scommesse clandestine fu Renato Vallanzasca (il noto criminale italiano che negli anni Settanta compì numerosi sequestri e che è stato condannato a quattro ergastoli), che a breve sarà ascoltato dagli inquirenti. Anche la madre di Marco e alcuni testimoni hanno riferito delle minacce che all’epoca giunsero per impedire che il Pirata vincesse il Giro d’Italia. Vi è poi il particolare dello strano comportamento dei valori dell’ematocrito: secondo il medico della Mercatone Uno – il team per cui correva Marco -, Roberto Rempi, il giorno in cui Pantani si sottopose al controllo il valore segnava 51,9 mentre il giorno prima e nei successivi, il test aveva sempre dato come esito quello di 48.

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