Il Giudice per le indagini preliminari di Rimini ha archiviato l’inchiesta bis legata al caso riguardante la morte del ciclista romagnolo, Marco Pantani. Secondo l’ordinanza emessa dallo stesso Gip, non esistono piste da seguire per sostenere che sia stato un omicidio volontario.

Un nuovo, duro, colpo per tutti i sostenitori che vedevano un complotto alle spalle della morte di Marco Pantani: il ciclista venne trovato senza vita il 14 febbraio del 20014 nella sua stanza del residence Le Rose. Alla base della sua morte una overdose di cocaina e farmaci vari, ma in questi anni sono stati in molti a sostenere che ci sia stato un complotto alle spalle del ciclista.

In alcuni frangenti era uscita alla ribalta delle cronache addirittura la tesi che fosse stata la mafia a voler fermare Marco Pantani al Tour de France del 1998; sta di fatto che, oggi, il Gip di Rimini ha sciolto la riserva e ha disposto l’archiviazione di questa seconda inchiesta sulla morte del ciclista. Secondo quanto riporta l’Ansa l’ordinanza, che di fatto accoglie la richiesta del procuratore Paolo Giovagnoli, analizzando le questioni sollevate dall’avvocato della famiglia, Antonio De Rensis, ha concluso per l’assenza di piste da seguire per sostenere che sia stato un omicidio volontario.

Al Giro d’Italia 1999, giunto all’evento da campione in carica, il “Pirata”, il 5 giugno quando mancano due tappe alla conclusione, venne fermato dai medici UCI, che riscontrarono nel sangue una concentrazione di globuli rossi fuori norma. Tolto un punto percentuale al 52% di ematocrito, il valore resta superiore alla soglia-limite. Il controllo anti-doping dà esito negativo, ma in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute viene disposta la sospensione per 15 giorni.