Clamorosa presa di posizione scritta dei compagni di squadra in Nazionale di Daniel Hackett, dopo la sua fuga dal ritiro, le scuse, il tanto clamore suscitato dalla vicenda di cui si sta parlando su tutti i media da diversi giorni. Forse, e aggiungiamo forse, è persino tardiva (ma si voleva volutamente aspettare, prima di parlare) e pesante la lettera scritta dai colleghi, dato che comunque il playmaker di Milano si era pentito della sua scelta. A proposito, rimarrà in maglia Olimpia decurtandosi lo stipendio. Gesto probabilmente fatto con una regia “pensante” dietro, ma in ogni caso apprezzabile.

Tornando alla Nazionale e alla lettera che riportiamo sotto, è altrettanto vero che leggendola si scopre come, a detta dei cestisti dell’Italia, Daniel abbia soprattutto infranto quel “codice di rispetto tra compagni” a loro modo di vedere infrangibile. Chi ha ragione? Ha senso chiederselo? Forse nessuno. Perché, ripetiamo, il ragazzo, già recidivo, non si è comportato certamente bene, ma ha ammesso le proprio colpe e forse “fustigarlo” di nuovo è persino troppo. Ma il punto è proprio quello sottolineato dalla Nazionale: non tanto la fuga dal ritiro, quanto la rottura di “regole non scritte” all’interno dello spogliatoio, luogo che nell’immaginario di ogni atleta di sport di squadra, a questo livello, è sacro e inviolabile.

Ora sarà il caso di metterci una pietra sopra tutti, perché il clamore suscitato dalla vicenda non ha fatto fare una bella figura a nessuno. Ecco, comunque, il contenuto della lettera scritta dai compagni di Daniel Hackett, e pubblicata in giornata odierna sul sito ufficiale della FIP, Federazione Italiana Pallacanestro:

Desideriamo chiarire la nostra posizione rispetto alla vicenda che ha coinvolto Daniel Hackett. Non vogliamo essere giudici di nessuno. Siamo in primo luogo persone e poi atleti professionisti che della propria passione hanno avuto la fortuna e il merito di fare il proprio mestiere, conservando ed alimentando l’amore per la maglia della Nazionale. Dopo aver sentito diverse versioni dell’accaduto, abbiamo atteso l’epilogo della vicenda per raccontare, noi che lo sappiamo, come sono andati realmente i fatti. Tutto ciò solo ed esclusivamente per difendere e tutelare chi, ogni anno, decide di spendere con passione la propria estate al servizio della maglia Azzurra”. Questo l’attacco di una lettera-comunicato scritta dagli atleti che compongono la Nazionale azzurra maschile di basket”.

Venire in Nazionale significa rispettare certe regole; tra queste comunicare a tempo debito e attraverso lo staff medico del club, le proprie condizioni fisiche; presentarsi al raduno della Nazionale e lasciare che lo staff medico azzurro possa fare le proprie valutazioni. Daniel non lo ha fatto. Sarebbe stato sufficiente attendere un paio di giorni e a quel punto sarebbe stato trattato come succede sempre ad ogni atleta convocato in azzurro: se viene accertato che le condizioni fisiche non permettono di rimanere all’interno della Nazionale il giocatore viene autorizzato a tornare a casa“.

Poi ci sono le regole non scritte tra giocatori e Daniel le ha violate. Tra compagni di squadra c’è un codice di rispetto che lui ha infranto. Chiediamo e pretendiamo rispetto da parte di tutti come lo riconosciamo a tutti. Se non si parte da questo presupposto è difficile costruire percorsi virtuosi e durevoli nel tempo, ma solo tragitti impervi e poco chiari. Teniamo a sottolineare che in Nazionale nessuno è mai stato costretto a giocare contro la propria volontà e che le condizioni mediche e fisiche di ognuno sono state sempre valutate attentamente dallo staff tecnico e sanitario e ogni volta sono stati studiati percorsi terapeutici e di recupero consoni alle esigenze di ogni atleta. Mantenere sempre un comportamento corretto è il segnale del profondo rispetto che proviamo nei confronti della maglia azzurra, dei compagni e di tutti i professionisti che lavorano intorno alla Nazionale. Ci auguriamo che Daniel possa imparare dai propri errori e che in futuro non capitino più episodi analoghi che nuocerebbero alla coesione del gruppo. La stessa coesione che storicamente è sempre stata la pietra angolare dei successi azzurri”.

Amen.