Il pareggio per 0-0 di ieri contro il Bari è stato l’ultimo timbro sulla pratica più miracolosa degli ultimi anni di calcio italiano: il Carpi in Serie A per la prima volta nella sua storia. Un tracciato, quello degli emiliani, che affonda le sue radici addirittura tra i dilettanti, dove si trovavano solo sei stagioni fa, e che ha conosciuto il suo culmine in questa stagione straordinaria, grazie all’eccellente lavoro del ds Cristiano Giuntoli e del tecnico Fabrizio Castori, artigiano delle serie minori che cancella con questo capolavoro quella rissa del giugno 2004, quando allenava il Cesena, che gli costò una squalifica di due anni.

Il Carpi ha dominato il campionato di Serie B davanti a realtà metropolitane di ben altra tradizione, contando su uno dei migliori sistemi difensivi in circolazione, capace di ridurre il passivo a sole 25 reti: a quattro giornate dal termine, il record storico stabilito dalla Juventus nell’infausta stagione cadetta del 2006-07 (30 gol) è assolutamente alla portata di mano dei modenesi. Organizzazione, questa è la parola magica. La squadra è stata allestita con appena 3 milioni di euro di monte stipendi, e quasi tutte le addizioni sul mercato estivo sono state parametri zero o da un costo non superiore ai 100mila euro, quasi tutti pescati tra B e dilettanti, a cominciare dal bomber Jerry Mbakogu, prelevato dal fallito Padova. Per dire: il giocatore più celebre tra le fila dei modenesi è Gabriel, miglior portiere della Serie B, arrivato in prestito dal Milan. Un prodigio di competenza low-cost, insomma. Alla faccia dei nemici per principio dei parametri zero (in linea teorica, il miglior acquisto possibile per un club è un acquisto gratuito), e soprattutto alla faccia di Claudio Lotito.

Un paio di mesi fa, il presidente biancoceleste era finito nell’occhio del ciclone per via di alcune intercettazioni rivelate (vigliaccamente) da Pino Iodice, dg dell’Ischia, nelle quali dedicava alle piccole realtà della B parole non propriamente amichevoli: “Ho detto ad Abodi che le cose vanno cambiate, se viene su il Carpi, e altre squadre che non valgono un cazzo, noi tra due o tre anni non abbiamo più una lira. Se abbiamo Carpi, Latina, Frosinone, chi cazzo li compra i diritti televisivi?“. La polemica infiammò immediatamente. Da una parte i complottisti, quelli che “vedrete che ora danneggeranno il Carpi”; e dall’altra parte i realisti, quelli che “Lotito ha ragione, la Serie A non può sopportare Chievo, Carpi, Sassuolo ed Empoli tutte insieme”. Entrambe le fazioni devono mettersi l’anima in pace: il Carpi è andato in Serie A passeggiando, perché se lo è meritato. Ed è questa l’unica cosa che conta.

Piuttosto: invece di augurare il male a club piccoli ma dignitosi e splendidamente organizzati, non sarebbe meglio pensare a un campionato a 16-18 squadre?