Erano diversi gli obiettivi che il Milan si era proposto di raggiungere in questa trasferta modenese: battere il Carpi, ovviamente, ma anche confermare i progressi di gioco visti contro la Sampdoria e imprimere l’accelerazione giusta al suo campionato fin qui ambivalente. Missione fallita da ogni punto di vista. Lo 0-0 è stato il giusto esito di un match in cui i rossoneri non sono mai riusciti a mettere davvero sotto una squadra nettamente inferiore sotto il profilo tecnico, ripiombando nell’annosa sterilità offensiva che caratterizza questa stagione e rimandando a data da destinarsi l’appuntamento con la classifica che conta, quella degli adulti.

Il tracollo pomeridiano della Samp contro il Sassuolo aveva fatto sorgere il sospetto che quel 4-1 di San Siro non fosse tutta vera gloria, e in effetti la conferma si è avuta in serata al Braglia: nonostante fosse pressoché identico a quello di settimana scorsa, fatta eccezione per De Sciglio al posto dell’infortunato Antonelli, il Milan ha fatto una fatica infernale a entrare in partita. Vogliamo dare meriti anche al Carpi, aggressivo e compatto, ma è evidente che l’approccio mentale dei rossoneri non sia stato dei migliori su entrambi i lati del campo: in difesa Alex ha sofferto il movimento di Borriello e Lasagna, in attacco non si è andati oltre lo schema “palla a Cerci”. Non la migliore delle idee, peraltro, visto che l’ex granata è incappato in una di quelle serate in cui farebbe spazientire perfino un bonzo tibetano: da fustigazione, per esempio, il modo in cui ha sperperato due splendidi assist di Montolivo e Bacca, sbagliando per ben due volte (17′ e 28′) un controllo elementare solo davanti a Belec. La confusione regna sovrana per una mezz’ora abbondante e solo nell’ultima parte di frazione il Milan riesce perlomeno a mettere all’angolo la squadra di Castori, anche se l’unica occasione degna di nota è una sberla dal limite di Niang sulla quale Belec è bravissimo a deviare in corner (35’), pareggiando così il grande intervento di Donnarumma su Lollo al 13’. Nel finale di tempo c’è spazio per un possibile fallo da rigore di Donnarumma su Lasagna e una ripartenza 3 vs 2 malamente sprecata da Niang e Bacca.

Ti aspetti un Milan diverso nella ripresa, se non altro per reazione nervosa dopo la prevedibile sfuriata di Mihajlovic, e invece la solfa non cambia di un mezzotono. Anzi, qualcosa di diverso c’è: ora lo schema prevede il consegnare palla a Bonaventura e/o Niang e sperare che inventino qualcosa, mentre Cerci si dissolve nella foschia come un brutto sogno. Poca roba comunque, perché i due succitati sono spesso costretti ad arretrare sulla trequarti per provare a inventare qualcosa, ma l’assistenza dei compagni è praticamente nulla e in questo modo è difficile pensare di far male perfino al Carpi (non il Bayern Monaco). Il dramma è che poi guardi la panchina e ti accorgi che hai un unico cambio potenzialmente in grado di cambiare l’inerzia del match: Luiz Adriano, con Niang largo a destra. Sinisa ci mette forse un po’ troppo a decidersi a togliere di mezzo Cerci, ma quando lo fa finalmente il Milan riesce a scaldare le mani a Belec. Succede tutto nel giro di un minuto e mezzo, a cavallo del 40’: prima il brasiliano si fa neutralizzare da Romagnoli l’unica occasione in campo aperto costruita dai rossoneri in 90 minuti; poi, sul corner successivo, Lollo lo abbatte in area (sarebbe rigore ma l’arbitro non se ne accorge), Kucka salta più in alto di tutti e impatta di testa, costringendo Belec al miracolo. L’azione prosegue, Luiz Adriano sfiora ancora il gol di testa su contro cross di Bonaventura, poi dopo una serie di rimpalli è lo stesso Jack ad avere il pallone buono sul destro, ma ancora una volta la conclusione è respinta da un intervento a corpo morto di Romagnoli. Niente jolly in extremis, Irrati fischia dopo 3’ di recupero e il Milan torna a casa con un punto che non serve a nulla e con poche delle certezze che aveva erroneamente creduto di aver acquisito. Gioco e personalità latitano, ma quello che preoccupa di più in questo momento è la totale mancanza di alternative ai titolari: se Bacca (fuori forma), Bonaventura o Niang si prendono un giorno di ferie, è notte fonda.