Questa prima settimana di giugno che si concluderà sabato 6 con la finale di Champions League a Berlino è anche la settimana che decide, con l’inizio della prossima, quale sarà il terzo club del campionato cadetto ad essere promosso in Serie A. Gli spareggi tra Vicenza e Pescara da una parte e Bologna e Avellino dall’altra hanno visto il passaggio rispettivamente degli abruzzesi e di un Bologna rinfrancato dopo il cambio d’allenatore a poche giornate dalla fine della “regular season” con Delio Rossi subentrato a Lopez. Niente da fare quindi per il sogno di promozione e il conseguente ritorno nella massima serie da parte di Avellino (assente dalla A dal 1988) e Vicenza. Bologna e Pescara si contenderanno la gloriosa risalita in A nella doppia gara finale dei play-off di venerdì 5 e martedì 9 giugno. Solo una di loro potrà affiancarsi alle già promosse Carpi e Frosinone.

A fronte delle tre squadre retrocesse Cagliari, Cesena e Parma, con quest’ultima chiamata a risolvere il 9 giugno mediante una nuova asta, ultima data utile per evitare l’istanza fallimentare, perdite importanti in termini anche economici per il nostro campionato, la prossima stagione di Serie A vede dunque per la prima volta l’inedita accoppiata Carpi-Frosinone, proprio la presenza di quei club che il presidente della Lazio e presunta eminenza grigia del calcio peninsulare Claudio Lotito aveva scongiurato durante una telefonata – registrata dall’interlocutore – con Pino Iodice, dirigente dell’Ischia Isolaverde (club di Lega Pro).

Al di là del dolo o meno di Lotito e dei suoi presunti ricatti alla Lega Calcio in qualità di supposto “deus ex machina” del calcio italiano per i suoi rapporti non chiari con Infront, la società che detiene e amministra i diritti televisivi della Serie A, il presidente di Lazio e Salernitana ha evidenziato una scomoda verità e cioè che con squadre dall’appeal basso sui telespettatori (che tradotto significa meno abbonamenti a bouquet o singoli eventi e minor possibilità di vendita all’estero dei diritti), chi gestisce i diritti televisivi è costretto ad abbassare il prezzo dell’intero pacchetto così che di conseguenza anche i network o gruppi di network televisivi metteranno meno soldi per l’acquisto di tali diritti. Quote minori dunque anche per i club di Serie A che dovranno spartirsi una torta meno ricca.

A ben vedere però la questione potrebbe essere un po’ più articolata di come è stata sintetizzata da Lotito. In primo luogo perché chi ha seguito l’intera stagione di Serie B e gli appassionati del calcio in genere sanno che Carpi e Frosinone, nonostante non godano di un bacino d’utenza così allargato in Italia, grazie a tecnici preparati come Castori e Stellone giocano un calcio assolutamente spettacolare inoltre, benché dispongano di un budget limitato o per meglio dire dimensionato alla loro realtà economica, potrebbero fare comunque un mercato interessante portando giocatori di un certo interesse nel nostro calcio. Si potrebbe citare ad es. il Cesena con il francese Defrel, autentico crac. Oltre questo, la questione del godimento di proventi minori derivanti dai diritti tv venduti potrebbe essere finalmente uno sprone per l’economia del calcio italiano ad affrancarsi dal vincolo dei diritti tv come fonte principale se non unica delle entrate nei bilanci delle società di calcio in Italia troppo abituati a mungere la vacca finché ha latte.