Carmelo Imbriani non ce la fatta. L’ex calciatore di Napoli, Genoa e Benevento si è spento questa mattina nell’ospedale perugino in cui era ricoverato ormai da dicembre, dopo un primo ricovero nel mese di agosto, stroncato a soli 37 anni da una malattia terribile. Non sono serviti gli sforzi dell’equipe medica guidata dal professor Brunangelo Falini, né la vicinanza della moglie e dei suoi due figli, né gli innumerevoli messaggi di solidarietà provenienti dal mondo del calcio e non solo: il linfoma di Hodgkin, una malattia terribile, alla fine ha avuto la meglio.

Imbriani si era imposto come una delle più interessanti promesse del calcio italiano della metà degli Anni Novanta. L’esordio con Marcello Lippi, in un Napoli Cagliari del febbraio 1994, il primo gol in Serie A contro il Brescia, il 14 maggio dell’anno successivo, e poi il grande inizio di stagione ’95-’96, con due reti nei primi quattro turni (una, decisiva, all’Inter) e una superprestazione a Torino contro la Juve campione d’Italia, con tanto di eurogol di tacco mancato per un soffio. Chissà, se fosse entrato, forse la sua carriera avrebbe conosciuto la svolta definitiva. E invece, complice anche una squadra che aveva ormai imboccato la strada del declino definitivo (prima del Rinascimento Delaurentiano), Imbriani sparì presto dal radar del calcio che conta. Iniziò un lungo pellegrinaggio presso piazze meno prestigiose (Pistoia, Casarano, Cosenza, Benevento, Foggia), con una parentesi al Genoa, dove venne reinventato come centrocampista di fascia. La sua carriera di calciatore si chiuse nel 2009, a Benevento, club in cui aveva militato per cinque stagioni complessive e a cui dedicò i suoi primi passi come allenatore, prima degli Allievi Nazionali (tre stagioni) e infine, nel novembre del 2011, il grande salto sulla panchina della prima squadra, ruolo che ha occupato fino all’abbandono di questa estate a causa del sopraggiungere della malattia.