Dammi la castità e la continenza, ma non subito“. La famosa massima di Agostino d’Ippona si adatta a meraviglia al pensiero di Carlo Ancelotti, che ai microfoni di RadioUno ha parlato di quelli che sono i suoi programmi per il futuro, prossimo e meno prossimo. L’Italia gli manca, certo, e da uomo di cuore qual è non avrebbe potuto essere altrimenti; gli mancano le società in cui ha vissuto e ha vinto tanto, gli mancano le persone e un giorno vorrà sicuramente tornare, magari proprio dove è già stato amato in passato. Ma quel giorno è ancora molto lontano.

Il calcio italiano è competitivo, lo è sempre, la vera differenza con l’estero è l’ambiente. Gli stadi sempre più vuoti, la violenza più evidente che in altri paesi. In Spagna la contestazione si limita ai fischi, non esistono ultras e striscioni, il Real Madrid ha lavorato molto per eliminare le frange più violente del tifo e ci è riuscito. Non se ne può più di giocatori in ostaggio di tifosi senza cervello, è ora di tagliare qualche testa (il riferimento è ovviamente agli imbarazzanti fatti di Cagliari, ndr)“.

Nessun facile moralismo, tuttavia. Carletto sa bene che i problemi che ravvisa oggi nel calcio nostrano erano ben presenti anche quando lui allenava in Italia. “Non sono queste le ragioni per cui non torno, la verità è che mi piace vivere nuove avventure all’estero, conoscere altre culture sportive. Non è stato facile per me lasciare l’Italia, prima di farlo ci ho pensato parecchio, ma poi ho scoperto che in Inghilterra, in Francia e in Spagna mi sono trovato molto bene. Ora come ora non rientrerei. Un giorno questa voglia magari mi passerà, ma ora vorrei solo continuare con il Real“.

La nazionale, come già detto in altre occasioni, resta sempre nei pensieri del tecnico campione d’Europa in carica, ma anche in questo caso non si tratta di un’urgenza immediata. “Ci penseremo in futuro, oggi l’ostacolo è il mio piacere nell’allenare tutti i giorni, di stare sul campo. E poi la nostra nazionale è in ottime mani“. L’eventuale futuro italiano, comunque, sarà all’insegna di una virtù che Ancelotti possiede e altri no: la fedeltà ai colori che si amano. Per questo apre a un possibile grande ritorno alla Roma a quasi trent’anni di distanza dall’addio (“Tutto può accadere”) ed esclude un passaggio all’Inter: “Da bambino tifavo nerazzurri, ma io sono fedele ai colori del mio passato“, quelli del Milan ovviamente. Che, ricordiamo, resta il vero grande sogno di Ancelotti per il dopo-Madrid. Anche se non ci sarà più Berlusconi e i suoi preziosi suggerimenti tattici.