La Ligue 1 ha dichiarato guerra al governo francese. Dopo l’interruzione delle trattative con l’esecutivo di François Hollande in merito all’applicazione della nuova supertassa per ricchi (aliquota al 75% sugli stipendi sopra il milione di euro), la Lega Calcio francese ha indetto una giornata di sciopero del massimo campionato transalpino e della serie cadetta per l’ultimo weekend di novembre. “Bisogna salvare il calcio francese e i suoi 25mila posti di lavoro“, ha dichiarato il presidente di Lega Jean-Pierre Louvel, ricordando come lo stato francese stia già incassando oltre 750 milioni di euro di imposte dai club.

La posizione della Confindustria pallonara transalpina (Galliani dixit) non è ovviamente piaciuta al governo, che ha sottolineato come i club calcistici debbano essere trattati, in base al principio di eguaglianza fiscale, come qualunque altra azienda. Più populistica, anche se non meno verosimile, l’opinione di Michel Platini, presidente dell’UEFA, secondo il quale il popolo francese difficilmente solidarizzerà con chi guadagna così tanti soldi – e, in effetti, secondo un sondaggio effettuato dal sito OpinionWay, oltre l’80% dei tifosi si è schierato contro la decisione del mondo del calcio.

Ricordiamo che la supertassa per ricchi è stato uno dei capisaldi della campagna elettorale di Hollande e da mesi si è dibattuto sulla sua costituzionalità. L’onere fiscale, previsto inizialmente sulle persone fisiche (ovvero, su chi percepisce effettivamente il maxi-stipendio), è stato in seguito spostato sull’azienda, cosa che, secondo l’Equipe, verrebbe complessivamente a costare ai club di Ligue 1 ben 44 milioni di euro, di cui 20 al solo PSG. Se non si troveranno escamotage, la Ligue 1 finirebbe per perdere subito il freschissimo appeal conquistato, a favore, per esempio, del campionato russo (aliquota al 13%: bella vita).

Adieu Ibra, adieu Falcao?