È proprio vero che a prendersela coi più piccoli non si sbaglia mai. L’intervento omicida con cui Esteban Cambiasso (foto by InfoPhoto), durante Inter-Juventus di sabato pomeriggio, ha messo a repentaglio l’incolumità fisica del pischello Giovinco è stato punito con un solo turno di squalifica da parte del giudice sportivo, evidentemente condotto a tale pilatesca decisione dal referto arbitrale. Una situazione del tutto analoga a quella occorsa a inizio dicembre, quando un altro nanerottolo bianconero, Emanuele Giaccherini, fu abbattuto da un missile terra-terra con le sembianze del torinista Kamil Glik, punito anch’esso con una misera giornata di stop.

Da regolamento, un intervento violento costa dalle tre giornate di squalifica in su: ne consegue che, secondo l’arbitro, nel fallo di Cambiasso non fosse presente violenza (forse perché non c’è stato spargimento di sangue, chissà). Ora, non è giusto dare la colpa a Rizzoli, perché sappiamo bene di come non sia sempre facile trarre le giuste conclusioni senza l’ausilio delle telecamere; e, paradossalmente, non possiamo nemmeno prendercela con Tosel, le cui funzioni si limitano a tradurre in sentenza ciò che è presente sul referto. Il guaio è nello statuto. Purtroppo, tocca ripeterci: a cosa diavolo serve un giudice sportivo, se non può far altro che prendere atto di quanto deciso dall’arbitro in presa diretta?

Resta il fatto che non è ammissibile che un fallo come quello di Cambiasso passi in cavalleria, specialmente quando ai Di Carlo e agli Ibrahimovic di turno vengono appioppate pene draconiane per bestemmie e imprecazioni in serbo-croato.