Questo inizio di stagione targato 2016-2017 non è certo tra i migliori dell’Inter. Era dal 2011 che i nerazzurri non perdevano la prima di campionato e raccogliere un solo punto in due partite significa essere già a -5 dalla Juventus (e naturalmente dalle altre attuali capoliste Sampdoria, Sassuolo e Genoa). Prima la brutta sconfitta al Bentegodi contro il Chievo, ora il pareggio interno contro un Palermo tutt’altro che trascendentale sono davvero un pessimo esordio per la nuova Inter di De Boer che dopo l’ennesima sontuosa campagna acquisti avrebbe dovuto rappresentare la squadra anti-Juve per il campionato e che invece sta deludendo le aspettative su tutta la linea.

Attenzione però perché stiamo parlando pur sempre di una situazione iniziale, quando ancora si potrebbe definire il gioco dei vari club null’altro che “calcio d’agosto” con le squadre ancora “imballate” dai carichi di lavoro e l’affaticamento che pesa sui muscoli delle gambe e sulla capacità polmonare, in particolar modo con questo clima ancora molto estivo. Anche la Juventus lo scorso anno subì una lunga e problematica fase d’assestamento per poi venir fuori non prima di 6-7 giornate. Però l’Inter non è la Juventus, a livello di organico e di assetto lato sensu. Così come De Boer non è Allegri poiché, a differenza di un grande esperto del calcio italiano, l’olandese ex Ajax la Serie A non la conosce affatto.

Ora, l’esito del match contro il Palermo (1-1 con reti di Rispoli – complice la deviazione di Santon – e Icardi), per di più in casa, non è affatto positivo. Un pareggio raggiunto solo al 72′ con Icardi che riesce a togliere le castagne dal fuoco di un’Inter che rischiava il tracollo non può essere assolutamente considerato un risultato accettabile per una squadra che intende ambire a grandi obiettivi stagionali. Però è anche vero che l’Inter contro la squadra di Ballardini ha giocato tutta un’altra partita rispetto a quella della settimana precedente col Chievo. E ci si è messa anche tanta sfortuna poiché dalla prima mezzora in avanti (hanno impiegato decisamente troppo tempo i nerazzurri a entrare nel vivo del gioco) l’Inter ha creato e sciupato fior di occasioni.

Quindi il bicchiere a volerlo guardare bene non può che risultare mezzo pieno poiché rispetto a quella vista a Verona è un’Inter che prende l’iniziativa, costruisce gioco e finalizza. È in sostanza materia grezza sulla quale poter lavorare. Innanzitutto occorre ricalibrare la difesa poiché non si possono prendere sempre i soliti gol a ogni ripartenza della squadra avversaria. L’ipotesi a tre contro il Chievo è definitivamente tramontata ma anche una difesa a quattro con Murillo distratto e Santon nettamente involuto evidentemente non può andare bene. Così come Medel mezzala. Non è il suo ruolo per i piedi che ha poiché dal punto di vista del senso tattico ci potrebbe pure stare. Si sa muovere da mezzala e sa inserirsi, ma non riesce a fare da collante con i tre davanti.

Anche Banega, unico a possedere il fosforo necessario a far ragionare bene la squadra e iniziare la manovra, fa fatica nel ruolo di regista poiché disabituato a comandare davanti alla difesa. L’argentino agisce come minimo una 15 di metri più avanti, sulla trequarti. Lì sì che è maestro nel dettare ordine, ritmi e giocate. Però, anche in questo caso, ci si può lavorare e le due settimane di sosta per le nazionali giungono come manna dal cielo per De Boer. Poi è un’Inter che nelle zone offensive deve mostrare più idee e personalità. Perisic ed Eder sono risultati spenti e prevedibili, solo con l’entrata di Candreva l’Inter si è davvero svegliata creando occasioni veramente importanti, nonché il gol del pareggio. Serviranno eccome, dunque, la fantasia e l’estro di giocatori come João Mario (presentato ufficialmente davanti al pubblico di san Siro) e Gabigol.