Brutte storie quelle che con il calcio e lo sport in generale non dovrebbero avere nulla a che fare e che invece, puntualmente, rispuntano fuori avvampando come fuoco sotto le ceneri, rischiando di spargere odore di bruciato nell’aria che solo fino a d allora sembrava pura, ma che pura non è. Quella di un mondo troppo spesso contaminato, avvilito, da movimenti e traffici illeciti determinati da interessi estrinseci agli ambienti propriamente sportivi. È il triste scenario del calcioscommesse.

Proprio in questi giorni stanno venendo alla luce, grazie all’indagine degli inquirenti, alcune verità nascoste su diverse combine che riguardarono i campionati di Serie B e Lega Pro della stagione 2013-14. Tengono banco i casi dei calciatori Armando Izzo e Francesco Millesi che hanno incrociato, rischiando di inguaiarla seriamente, le vicende dell’U.S. Avellino. In seguito alle testimonianze dell’indagato Antonio Accurso, che nell’ultimo interrogatorio ha rivelato parti rilevanti di una narrazione più generale nata in un contesto e in uno scenario di ordinario squallore legato a criminalità e corruzione varia.

Dalle dichiarazioni di Accurso messe a verbale risulta che Izzo e Millesi, legati a un giro di scommesse clandestine, furono gli uomini chiave per alcune partite giocate dall’Avellino nel finale di campionato 2013-2014. Come ha rigorosamente ricostruito Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport, Millesi ha giocato l’ultima delle sue 21 partite di quel campionato il 17 aprile (35a giornata) sul campo della Juve Stabia (2-2), dopodiché è sempre andato in panchina. Come il 17 maggio a Modena (40esima), in occasione della presunta prima combine, e come il 25 in casa con la Reggina (41esima), l’altro match incriminato e sotto indagine. Millesi a sorpresa non venne convocato per l’ultima partita della settimana successiva, ultima di campionato in trasferta contro il già retrocesso Padova, in cui l’Avellino perse per 2-1 fallendo la conquista dei playoff (bastavano tre punti per agganciare lo Spezia e qualificarsi in virtù del vantaggio nello scontro diretto).

Solo ora si capiscono i motivi del perché il tecnico Massimo Rastelli non convocò per quelle fondamentali partite Francesco Millesi. Sembra, infatti, che Millesi avesse tentato di corrompere un altro suo compagno, Mariano Arini. Tra i giocatori di quell’Avellino si racconta di un incontro tra i due ad Atripalda, nell’appartamento di Millesi, il quale avrebbe fatto bella mostra dei soldi in ballo per la combine nascosti sotto un materasso. Arini avrebbe rifiutato avvisando immediatamente la società. Se fosse così, Arini rischierebbe solo l’omessa denuncia con qualche mese di squalifica comminata dalla giustizia sportiva (niente penale, dunque) e un’ammenda per la società. Il club irpino avrebbe in sostanza deciso di chiudere la vicenda “privatamente” intimando nottetempo a Millesi di cessare le sue attività illegali. Dal mattino dopo, di Millesi ad Avellino e altrove nessuna traccia.