Checché ne dicano Luciano Moggi e le sue vedove inconsolabili, la sentenza della Cassazione che ieri ha chiuso definitivamente l’oscura pagina di Calciopoli, dopo quasi nove anni di indagini, processi veri, sportivi e mediatici, scudetti cartonati, accuse di complotti e richieste danni e interminabili faide tra tifosi e fazioni opposte, non si è risolta in una vittoria per la Juventus. Senza entrare nel merito, e dunque senza esprimere giudizi di parte, il fatto che i giudici della Cassazione abbiano ritenuto prescritti i reati per i quali Moggi e company erano stati condannati in primo e secondo grado non equivale affatto a un’assoluzione piena. Giusto o sbagliato che sia, la Cassazione ha confermato l’esistenza di quell’associazione a delinquere che avrebbe condizionato il regolare svolgimento del campionato 2004-05.

Come detto, al di là dei singoli imputati (Moggi ha già fatto sapere di voler continuare la sua battaglia presso la Corte Europea), la sentenza di terzo grado potrebbe rivelarsi un boomerang per la Juventus. Così Carlo Tavecchio: “Un reato non di poco conto c’è stato e la condanna di De Santis conferma che qualcosa di illegittimo c’è stato anche per la Cassazione, quindi in via definitiva. La Juventus? Non so se vorrà chiedere la revisione del processo, per noi la richiesta di risarcimento del club nei nostri confronti è lite temeraria“. L’oggetto della questione, ovviamente, è quel maxi-risarcimento di 444 milioni di euro che Corso Galileo Ferraris pretende dalla Federcalcio per i danni subiti da Calciopoli (crollo in borsa, mancati introiti della Champions League, etc).

Per inciso, una lite temeraria, in linguaggio giuridico, sta a indicare un’azione legale intrapresa senza che vi siano i presupposti per farlo e per di più in malafede, cioè nella piena consapevolezza dell’insussistenza delle proprie pretese. E’ un comportamento illecito che, se valutato tale, porterebbe al ribaltamento dei ruoli, con la FIGC nella posizione di chiedere alla Juventus un cospicuo risarcimento danni per aver dovuto contrastare quella ingiustificata azione legale e averne dovuto sopportare i costi. Come a dire: se la FIGC, finora, aveva sempre ostentato una certa tranquillità in relazione all’attacco della Juve, ora invece è decisa a mostrare i denti. Se Andrea Agnelli vorrà proseguire nella sua battaglia, non troverà un avversario disposto ad accontentarsi del pareggio. Forse Calciopoli non è finita, chissà se lo sarà mai.