La Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza su Calciopoli. Per gli Ermellini, Luciano Moggi aveva accumulato uno strapotere con irruenta forza di penetrazione anche in Federcalcio.

“Più che di potere si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta”, scrivono i giudici della Suprema Corte.

La Cassazione ricorda episodi come l’ingresso negli spogliatoi arbitrali, l’”irruenta forza di penetrazione anche in ambito federale” dell’ex direttore generale della Juventus, che si condensava in “incursioni negli spogliatoi degli arbitri, al termine delle partite”, nelle quali “non solo non lesinava giudizi aspramente negativi sull’operato dei direttori di gara, ma esercitava un potere di interlocuzione aggressiva e minacciosa, frutto soltanto di un esercizio smodato del potere. Emblematici gli episodi che riguardarono l’arbitro Paparesta e il guardalinee Farneti”.

La prescrizione ha salvato Luciano Moggi. L’ex alto diorigente bianconero era stato condannato dai giudici napoletani per promozione di associazione a delinquere a 5 anni e 4 mesi, pena ridotta a 2 anni e 4 mesi in appello.

A marzo la Cassazione aveva confermato la sentenza, ma nel frattempo è sopraggiunta la prescrizione. Nelle motivazioni, la terza sezione penale è caustica, non lasciando spazio ad interpretazioni.

Calciopoli è stato un vero e proprio “mondo sommerso la cui carica intrinseca di offensività degli interessi ‘ultra individuali’ è stata particolarmente intensa e tale da sconvolgere l’assetto del sistema calcio, fino a screditarlo in modo inimmaginabile e minarlo nelle sue fondamenta, con ovvie pesantissime ricadute economiche”.

Il potere di Moggi si era esteso anche ai media. Si cita l’episodio della gara tra Bologna e Juventus del 2004 e vinta dai bianconeri per una rete a zero.

Moggi fece pressioni sull’ex arbitro Baldas, responsabile della ‘Moviola’ per Il Processo del Lunedì, affinché non facesse risaltare gli errori del direttore digara di quella partita, Tizano Pieri.

Per la Cassazione esistono dunque “conversazioni significative” tra Moggi e Baldas “in cui il primo chiarisce al secondo la tecnica di applicazione della moviola per evitare di far risaltare i gravi errori commessi dall’arbitro in quella partita, a favore della Juventus.

Esisteva, inoltre un “interesse del Moggi verso il Pieri al momento della formazione delle griglie e dopo per consentire al Pieri di proseguire senza intoppi la sua carriera arbitrale in vista del raggiungimento di ulteriori e più prestigiosi traguardi”.

La sentenza della Cassazione fa riferimento anche alle conversazioni tra Baldas e l’ex designatore Luigi Pairetto, nonché a Massimo De Santis, ex arbitro internazionale, con cui Moggi aveva “numerosi contatti in coincidenza con le partite per le quali era stato designato…a riprova degli strettissimi rapporti tra la sudditanza e la complicità intercorrenti tra i due”.

Ma non si salva neanche la Fiorentina: i Della Valle, dopo aver combattuto quel sistema, alla fine si adeguano per evitare la retrocessione in cadetteria.

I vertici vioola perciò si “accostano a quel sistema di potere che li aveva emarginati e in definitiva danneggiati: non dunque con il proposito di garantirsi l’imparzialità delle decisioni arbitrali, ma una sorta di accondiscendenza verso un sistema di potere che li garantisse per il futuro attraverso scelte arbitrali oculate pilotate dal gruppo di potere operante in parte in seno alla Figc (i vertici arbitrali e Mazzini) ed in parte estraneo all’ente (Moggi), tra loro in perfetta simbiosi”.