Nel paese degli Zamparini, l’equivalente calcistico del Barbablu perraultiano, capita che l’amministratore delegato della squadra campione d’Italia e ormai a un passo dal fare il bis debba rassicurare la piazza sulla permanenza del proprio allenatore; nello stesso giorno, l’amministratore delegato della squadra che ha compiuto una delle più fragorose rimonte degli ultimi anni debba fare da scudo al suo, di tecnico, sul quale sono tornati a volteggiare inspiegabilmente gli avvoltoi presidenziali.

La Juventus è prima, il Milan è terzo e forse arriverà secondo, e non è che la solfa cambi granché se si fa un salto nelle altre squadre di vertice. La storia tra il Napoli, secondo in classifica, e Walter Mazzarri sembra irrimediabilmente giunta alla conclusione, dopo due anni vissuti pericolosamente: De Laurentiis sta già programmando la nuova campagna-acquisti, che sarà di vertice, ma dalle sue parole sembra che l’attuale tecnico appartenga ormai al passato. Non sta certo meglio Andrea Stramaccioni, che per evitare la scure morattiana dovrà compiere qualcosa di molto simile a un’impresa: centrare la qualificazione alla Champions League (distante sette punti, ma con una partita in meno), nonostante le dirette concorrenti stiano tenendo tutt’altro passo rispetto agli incerottati e imbolsiti nerazzurri. Il buon Aurelio Andreazzoli ha normalizzato l’irrazionale Roma di Zeman, mettendo in cascina tredici punti in sei partite e riportando i giallorossi in zona Europa: ma, anche in questo caso, a meno di miracoli, a fine stagione il tattico di Spalletti ritornerà alle antiche mansioni. La Fiorentina, invece, il suo allenatore vorrebbe tenerselo: Vincenzo Montella è sicuramente l’uomo nuovo della scuola tecnica italiana, il problema è che piace a molti, a troppi. Se qualche panchina prestigiosa dovesse liberarsi, lui sarebbe quasi certamente la prima scelta e i Della Valle rischierebbero di doversi trovare un’altra guida.

E così, l’unico a dormire sonni tranquilli è quel volpone di Vlado Petkovic (foto by InfoPhoto), che ha molti meriti nell’ottima stagione della sua Lazio (anche e soprattutto in Europa League) e poche colpe del recente calo biancoceleste, dovuto sostanzialmente a una rosa non sufficientemente ricca per reggere sui due fronti e priva di un valido sostituto di Klose. Alla prima stagione di Serie A, il (prima) semisconosciuto tecnico svizzero-croato sembra il solo a essersi guadagnato la riconferma incondizionata.