Dopo Benedetto XVI, Roma si appresta alle dimissioni di Papa Francesco. Non Bergoglio, ma Totti. Il capitano giallorosso, in occasione della presentazione delle nuove divise per la stagione 2013-2014, ha lanciato nello stagno un sassolino delle dimensioni di un meteorite: “Questa è la maglia della Roma, la squadra che amo e per la quale ho sempre fatto il tifo. Ne ho indossate tante di maglie della Roma, ma questa è l’ultima”. Badaboom.

Cosa mai avrà voluto dire, er Pupone? Che si aspetta un rinnovo del contratto da 4 milioni netti all’anno, in scadenza il 30 giugno del 2014? O che ha già deciso di chiudere con la sua Roma al termine della prossima stagione? Qualunque sia la risposta, Totti avrebbe forse potuto scegliere un momento migliore per un simile annuncio: la società, già sotto tiro per gli ultimi due anni fallimentari, non aveva certo bisogno di essere esposta alla furia dei tifosi anche da questo lato. Al di là degli effetti collaterali, non tutti positivi, che comporta la sua ingombrante figura, specialmente in un periodo di transizione come questo, Totti è ancora considerato un venerabile maestro, un totem imprescindibile, alfa e omega del club. Che sia lui stesso a suggerire un suo possibile addio non farà che aumentare le turbolenze interne ed esterne. Non vorremmo essere nei panni di Pallotta, Sabatini e compagnia.