Il derby strappato alla Lazio, e con esso il secondo posto matematico, ha rinsaldato improvvisamente la posizione di Rudi Garcia, che negli ultimi mesi si era fatta scricchiolante. In fondo, nonostante le difficoltà, gli errori di comunicazione e gli acquisti sbagliati, il tecnico francese è riuscito a traghettare il vascello giallorosso verso il porto sicuro della qualificazione diretta alla prossima Champions League, ovvero l’obiettivo minimo stagionale. Pochino, se si considerano le enormi aspettative con cui si era aperta l’annata della Roma; ma oggettivamente un risultato non trascurabile, se guardiamo a come vanno di solito le cose nella capitale, come sempre facile agli entusiasmi quanto alle crisi depressive. Poteva andare peggio, molto peggio, e questo a Trigoria lo sanno tutti.

Il primo della lista è perlappunto Garcia. Quella cinquantina di milioni in più che entreranno nelle casse societarie costituiscono un perno formidabile nei rapporti con James Pallotta e la dirigenza, che pure sembrava disposta a cambiare allenatore in caso di mancato approdo in Champions League. I problemi che la Roma ha conosciuto in questi mesi sono stati problemi reali, e la gioia per aver beffato i cugini nella corsa al secondo posto non può e non deve spazzarli sotto il tappeto: questo dirà a Garcia ai suoi superiori, elencando al contempo quelle che per lui sono le lacune da colmare per accorciare, se non altro, le distanze dalla Juventus.

Si parla di un nuovo staff medico e di un nuovo preparatore atletico, innanzitutto. Ma il vero punto di svolta dovrà arrivare necessariamente dal calciomercato estivo. Secondo Repubblica, Garcia avrebbe chiesto addirittura sette giocatori nuovi: un portiere, due terzini, un centrale difensivo, un centrocampista, un’ala e un centravanti. In effetti, serve un’alternativa a un Morgan De Sanctis apparso quantomai insicuro quest’anno, come servono nuovi terzini, mentre il centrocampo sembra già forte così (a meno di cessioni, ovviamente), similmente al reparto esterni d’attacco. E, più di ogni altra cosa, serve un grande centravanti.

Questa potrebbe essere una notizia deflagrante, addirittura storica. Tutti sanno dell’accordo implicito tra la Roma e il re di Roma, Francesco Totti, a cui non è mai stato profilato un ruolo di riserva in questi vent’anni di militanza. Nessuno, di fatto, ha mai portato a Trigoria un grande centravanti in grado di confinare il capitano ai margini della panchina. Lo farà Garcia. Una decisione forte ma legittima, perché mai come quest’anno si è reso evidente il principale limite della Roma, ovvero la mancanza di un centravanti da 30 gol stagionali, quello che non manca mai nelle grandi squadre di vertice.

Il sublime Totti lo è stato per molti anni: ora semplicemente non lo è più. La Roma non può arrivare a fine campionato con ZERO giocatori in doppia cifra (Totti e Ljajic i migliori con 9 reti tra tutte le competizioni: uno in meno di Pogba, che di certo non fa il centravanti). Serve un Tevez, un Higuain. Garcia lo sa e lo pretenderà.