Punti di forza. Già la scorsa stagione, a parere di chi scrive, la Roma era la seconda forza del torneo per qualità complessiva, e non avevamo certo preso in considerazione sorprese assolute come Marquinhos. Valutazione che non può che essersi rafforzata, visti gli arrivi di gente come Benatia, Maicon e soprattutto Kevin Strootman, strappato alla concorrenza di molti top club europei. La Roma sprizza talento da tutti i pori, resta solo da trovare il modo di trasformarlo in risultati.

Punti deboli. Manco a dirlo, la natura stessa della Roma, capricciosa, volubile, perfino autodistruttiva. Come inquadrare altrimenti una contestazione feroce già al primo giorno di ritiro? Osvaldo (foto by InfoPhoto) e De Rossi sono ancora un caso aperto, potenzialmente deflagrante, anche se per motivi opposti. E Totti è sempre intoccabile. In tutto questo, il fatto che sulla panchina giallorossa sieda il terzo tecnico in tre anni di gestione a stelle e strisce, nonché la terza scelta della dirigenza dopo Allegri e Blanc, sembra quasi il minore dei problemi. Ed è tutto dire.

Che cosa serve. L’addio di Marquinhos, pur necessario viste le cifre, ha aperto una voragine in una difesa già instabile di suo che il solo Benatia non può certo colmare. In attacco c’è sovrabbondanza e occorre stabilire qualche precisa gerarchia – perché Osvaldo non può far quello che vuole e perché Totti non può considerarsi eterno.