C’è chi lo chiama pappone e c’è chi lo ama. Io sto dalla parte di chi lo ammira, andando forse oltre il personaggio che si è creato, dando importanza unicamente ai numuri, quelli finanziari, con una delle società più sane del nostro calcio, e quelli sportivi. I risultati raggiunti dal Napoli sotto la guida De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti: dalla doppia promozione in Serie B e Serie A, dopo la retrocessione per via del fallimento, fino alla qualificazione in Champions League e alla Coppa Italia vinta contro l’imbattibile Juventus di Conte.

Da quando ha preso le redini del Napoli, De Laurentiis ha portato avanti la stessa politica aziendale, creando un progetto di crescita costante che ha portato il Napoli in vetta al calcio italiano, meravigliando l’Europa, in qualità di cenerentola della Champions, mettendo sotto colossi del calcio internazionale come Chelsea, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Arsenal, Manchester City e Marsiglia, nelle ultime due partecipazioni nella massima competizione europea.

Una strada tutta in discesa nonostante la partenza di calciatori come Lavezzi e Cavani, e l’amaro addio di Walter Mazzarri, allenatore che forse più di tutti, fino ad ora, ha saputo interpretare sul campo le idee del Presidente. Proprio queste partenze e soprattutto quei 95 milioni incassati per le cessioni di Cavani e Lavezzi al PSG, hanno fatto storcere il naso a molti tifosi, probabilmente più preoccupati di non potersi vantare con gli amici al bar del grande colpo, che orgogliosi di una strategia che ha portato il Napoli a diventare una delle squadre più importanti d’Europa.

Lo accusano di lucrare sul Napoli e sulla passione dei tifosi, dimenticando forse che il grande colpo, il Napoli, l’ha fatto, sostituendo Cavani con un certo Higuain, arrivato da una squadretta spagnola che, se non ricordo male, si chiama Real Madrid. Scusate l’eccesso di sarcasmo, ma quando ci vuole, ci vuole!  L’argentino è stato convinto dal progetto di De Laurentiis e di Benitez. Chiuso il primo ciclo, avanti con un nuovo ciclo più internazionale. Un tecnico dalle vedute più europee, niente colpi da prima pagina, e pochi innesti, ma intelligenti, per completare una rosa già competitiva su tutti i fronti.

L’intelligente ambizione di De Laurentiis non piace a quei tifosi che vorrebbe un Napoli come le prime versioni dell’Inter di Moratti. Grandi colpi da copertina e nessun risultato. La strategia del Napoli è diversa, e fino ad oggi, vincente. Lo dimostra anche quest’ultima sessione di mercato, con gli acquisti di Jorginho, Henrique e Ghoulam. Nessuno dei tre è un grande nome. Non è nella politica del Napoli. Tre innesti di grande qualità per coprire meglio zone del campo rappezzate da giocatori fuori ruolo, come nel caso di Inler in cabina di regia, o sul viale del tramonto, come il francese Réveillère, che in ogni caso, il suo l’ha fatto.

Una società che non si lascia guidare dai tifosi e tanto meno dai sentimentalismi. Forse è questo che dà fastidio. Se c’è da vendere Cavani per incassare 60 milioni di Euro, si vende e si guarda avanti. Quei tempi in cui i calciatori diventavano bandiere, e quasi, contavano più della maglia, sono finiti. De Laurentiis gestisce il Napoli come una società vera e propria. I risultati prima di tutto, ma senza mai dimenticare i bilanci, perchè senza quelli in positivo, si ritorna in Serie C. Quindi basta lamentele o stupidi striscioni di insulti. Diventiamo tifosi moderni. Leghiamoci solo alla maglia e diamo fiducia incondizionata alla gestione De Laurentiis, senza dimenticare le terrificanti gestioni passate, da quella di Naldi, a quella di Corbelli, che i grandi colpi li faceva (vedi Edmundo), ma che nel giro di 2 anni ci hanno portato prima in Serie B e poi in un aula della sezione fallimenti del Tribunale di Napoli. Tifosi, riflettete.