E’ finita questa mattina la storia tra Sulley Muntari e il Milan. Dopo tre stagioni e mezza insieme, e 83 presenze complessive condite da 13 gol (più uno) giocatore e club hanno trovato l’accordo per la rescissione consensuale del contratto, in scadenza nel giugno 2016, come da comunicato ufficiale: “AC Milan e Sulley Muntari comunicano di aver consensualmente risolto in data odierna il contratto di lavoro sportivo che li legava. AC Milan desidera ringraziare Muntari per l’impegno, l’attaccamento e la professionalità sempre dimostrati nell’indossare la maglia rossonera e nel difendere i nostri colori e gli augura ogni successo per il prosieguo della sua carriera di calciatore“. Piccolo inciso: questo appassionato commiato rivolto a un soggetto simpaticamente squinternato come il ghanese stride, e parecchio, se lo confrontiamo con quello che è stato dedicato a un padre della patria come Pippo Inzaghi, 14 anni di fedeltà indefessa alla causa, silurato con poche gelide righe al termine di una stagione fallimentare soprattutto per colpa di altri; ma tant’è, a Milanello le cose ultimamente prendono spesso una piega curiosa.

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Dopo aver tributato mille onori a quella sagoma di Muntari, il cui principale contributo in questi tre anni e mezzo è stato il gol fantasma più celebre del nuovo millennio, il Milan può concentrarsi su un altro movimento in entrata, uno che vada a riempire l’armadietto appena svuotato. Se per José Mauri si attende solo l’annuncio – arriverà questa settimana – per Daniele Baselli, altro vecchio pallino di Galliani, si proverà a chiudere già questa sera. Con l’Atalanta, proprietaria del cartellino, c’è già un solido gentlemen’s agreement dallo scorso gennaio, sulla base di una cessione a titolo definitivo per 4-5 milioni di euro, che potrebbero calare se nella trattativa verrà inserito uno tra Michelangelo Albertazzi e Antonio Nocerino. Spesa non eccessiva, viste le nuove disponibilità economiche dei rossoneri (leggi qui il perché), anche se resta qualche perplessità sul giocatore, che durante l’ultimo campionato ha fatto più panchina che altro. Baselli ha 23 anni, è giovane ma non imberbe, e il tanto atteso salto di qualità stenta ancora a vedersi. Probabilmente non un investimento destinato a cambiare il volto del centrocampo rossonero, anche se sarà dura far peggio dei vari Essien, Muntari e compagnia.