Se fino a questo momento il calciomercato Milan è stato uno dei più deprimenti degli ultimi anni, vista la totale carestia di trattative in entrata, ora le cose potrebbero cambiare. In peggio. Nella tarda serata di ieri, infatti, sul tavolo di Adriano Galliani è pervenuta una robusta offerta da parte del Leicester di Ranieri per M’Baye Niang – 16 milioni di euro, sostanzialmente gli stessi soldi che la capolista della Premier League avrebbe investito su Eder, se questi non avesse preferito l’Inter.

Il Milan non ha ancora dato risposta affermativa, ma la sensazione è che alla fine l’attaccante francese verrà ceduto. Troppo ghiotta, infatti, l’opportunità di realizzare una plusvalenza da +16 milioni per un giocatore che, salvo qualche sprazzo qua e là, non ha mai saputo affrancarsi dalla condizione di talento grezzo e pasticcione. E poi, stiamo pur sempre parlando della società che avrebbe impacchettato volentieri Luiz Adriano, pur di racimolare un +7,5 milioni (acquistato a luglio per 7,5, rivenduto a gennaio per 15).

Naturalmente, sul piano economico (e anche tecnico) la probabile cessione di Niang avrebbe più di un valido motivo per essere approvata. Sul piano filosofico, diciamo così, il discorso è molto meno accettabile. Un club come il Milan non può cedere un titolare di 21 anni a gennaio, quando ci sono ancora degli obiettivi da raggiungere; e di certo non dovrebbe farlo se non in presenza di un’offerta impossibile da rifiutare (e 16 milioni non lo sono). Il messaggio che rimbalza da una simile operazione è il seguente: la società ha tale fiducia in questa squadra che pur di recuperare qualche spicciolo è disposta a smantellarla a stagione in corso.

La speranza, almeno quella, è che i soldi ricavati dalla cessione di Niang vengano girati all’ufficio acquisti per qualche innesto di qualità. Il nome più gettonato è sempre quello di Anwar El Ghazi, esterno offensivo che l’Ajax valuta 10 milioni di euro: con il suo arrivo, diventerebbe probabile il ritorno al 4-3-3, dal momento che El Ghazi non sembra potersi adattare al ruolo di ala in un centrocampo a quattro. L’ottovolante dell’improvvisazione milanista non si ferma mai.