Compleanno amaro, quello di Massimo Ambrosini (foto by InfoPgoto): 36 anni, di cui metà trascorsi in rossonero, e un futuro che si va sempre più anglofono, Stati Uniti o Inghilterra, comunque lontano dal Milan. Il capitano rossonero, in scadenza il prossimo 30 giugno, è stato lasciato in stand-by dal club, ancora impegnato a risolvere la grana-allenatore: l’incontro di settimana scorsa con Adriano Galliani è stato interlocutorio, la proposta di rinnovo non è ancora arrivata e il numero 23 sta iniziando seriamente a considerare le proposte di West Ham e MLS.

Si è detto: il Milan vuole aspettare di conoscere chi siederà l’anno venturo sulla panchina prima di passare ai rinnovi. Vero, ma per altri due senatori, Abbiati e Bonera, il contratto (addirittura biennale nel caso del bresciano) è scattato già all’indomani della fine del campionato, e presto potrebbe arrivare la volta di Mathieu Flamini. Insomma, tutti tranne Ambrosini. Situazione senza dubbio antipatica anche per chi, come il capitano rossonero, ha deciso comunque di aspettare un segnale dal club prima di accordarsi con altre squadre. Nel calcio la riconoscenza è un valore molto elastico, si sa, ma il salto compiuto dai rossoneri – che rottamano a tutto andare, quando solo fino a un paio di anni fa concedevano vitalizi a pioggia – è forse un po’ troppo brusco, almeno nei confronti di chi ha legato la totalità della sua carriera a questa maglia.

Nel frattempo, Galliani ha comunicato a Sandro Rosell, presidente del Barcellona, che Bojan Krkic verrà rispedito al mittente senza indugio alcuno. Niente riscatto da 15 milioni, ma neanche una proposta al ribasso: dopo una stagione da tre reti in una trentina di presenze scarse, sarebbe stato assurdo il contrario.