Difficile dire che distanza ci fosse tra le richieste del Milan per Robinho (foto by InfoPhoto) e l’offerta del Santos. Presumibilmente non più di un paio di milioni, un pugno di dollari, se è vero che, come ha ammesso Galliani, i rossoneri si erano alla fine rassegnati a scendere al di sotto della doppia cifra. Anche il giocatore aveva fatto passi importanti, rinunciando ad alcuni bonus che avrebbe dovuto ricevere dal suo attuale club e rendendosi disponibile a tagliarsi il pesante ingaggio. È stato il Santos, nonostante la vagonata di milioni incassati per le cessioni di Neymar e Felipe Anderson, a restare fermo sulle proprie posizioni, a non volersi muovere dall’offerta di 6 milioni di euro in pagamenti pluriennali.

Tutto finito, dunque? Robinho nuovo acquisto del Milan? Non proprio. A nove giorni dalla chiusura del mercato brasiliano, ci sono ancora tutti i margini per riprendere a parlarsi. Il fallimento della trattativa non giova a nessuno: non ai dirigenti del Peixe, che avevano imbonito la tifoseria, scottata dagli addii eccellenti, il ritorno in patria del figliol prodigo; non a Robinho, che da un anno prova in tutti i modi a far le valigie; e di certo non al Milan, che non può permettersi di tenere in rosa (e a libro paga) un giocatore strapagato e con la testa altrove, di fatto irrecuperabile per la causa e capace di bloccare, con la sua permanenza forzata, il mercato in entrata (vedi Ljajic). A costo di scendere ancora nelle proprie pretese, Galliani ha comunque l’interesse a riaprire il dialogo. Robinho-Santos, un matrimonio che s’ha da fare a tutti i costi.