Inutile dirlo, c’è tanta attesa per l’esito dell’incontro previsto per oggi tra il presidente del PSG Al-Khelaifi e Mino Raiola, per parlare del rinnovo di Van der Wiel e, naturalmente del futuro di Pogba, certo, ma soprattutto di lui, Zlatan Ibrahomovic. Tanto più che il giocatore stesso, reduce dalla vittoria contro il Montenegro nel match di qualificazione agli Europei di Francia del 2016 in cui ha apposto altri due sigilli alla lunga serie di marcature con la nazionale svedese, ha raggiunto Doha partendo direttamente da Stoccolma, aggiungendosi al suo procuratore. E questo è un gesto significativo poiché Ibra potrebbe essere andato di persona ad incontrare Al-Khelaifi e, molto presumibilmente, anche lo sceicco Al-Thani a perorare la sua causa pro-Milan. Il presidente del PSG ha già chiarito a tutta la stampa francese la sua posizione circa l’intenzione decisa di tenere lo svedese e di prolungargli il contratto per altri anni, ma dovesse esserci un tentennamento o uno spiraglio, ecco che la sua importante presenza a Doha potrebbe fare la differenza.

Però bisogna cercare di capire bene i movimenti, e soprattutto perché Ibrahimovic dovrebbe tornare a Milano, sponda rossonera. Innanzitutto e principalmente perché Ibra ama Milano come città e l’Italia come Nazione. Ci sono due controindicazioni pesanti al suo trasferimento al Milan. La prima, al netto di un cartellino che non dovrebbe impensierire le casse rossonere, è quella dell’ingaggio (un motivo però anche a favore della sua eventuale cessione). Il Milan arriverebbe a pagare 8 milioni di euro anni più bonus per almeno due anni, non un centesimo di più, a fronte dei 12 milioni netti percepiti a Parigi. Il secondo scoglio è rappresentato dalla Champions League – uno dei crucci del giocatore svedese – alla quale il Milan non parteciperà e che Ibrahimovic vorrebbe finalmente tentare di vincere.

Innanzitutto per Ibra è importante sentirsi di nuovo al centro di un progetto e per questo, come già annunciato telefonicamente a Galliani, avrebbe risposto positivamente alla chiamata del Milan, anche al di là della possibilità di guadagnare di meno. In secondo luogo, gli ormai 34 anni si fanno sentire e forse Ibra per questioni anche fisico-atletiche potrebbe non disdegnare il fatto di concentrarsi esclusivamente sul campionato, lasciando da parte i defatiganti impegni europei. In sostanza, l’atteggiamento dello svedese ha dato la netta impressione che dopo tre anni di Ligue 1 ne abbia un po’ abbastanza e voglia cambiare aria, senza finire spremuto come un limone prima del suo naturale declino. E allora il Milan potrebbe ridiventare una meta appetibile, a meno che non arrivino gli americani a fare controproposte.