Era nell’aria da tempo, ora è arrivata anche l’ufficialità per bocca di Adriano Galliani: “Le strade del Milan e di Ambrosini si separano dopo 18 anni”. Ergo, il Milan non ha formulato alcuna offerta significativa per il suo capitano, ormai ex, e certo nessuna in grado di avvicinare il biennale propostogli dal West Ham e dal Montreal Impact di Sandro Nesta. Un gelido benservito che Ambro (foto by InfoPhoto), per 18 anni in rossonero (nell’era Berlusconi, solo Maldini e Costacurta meglio di lui) nonostante una titolarità intermittente e le lusinghe di altri club di prima fascia, leggasi Juve di Lippi e Capello, non avrebbe meritato.

La corsa alla successione si è aperta e chiusa immediatamente. Galliani ha infatti specificato che la fascia passerà sul bicipite di Riccardo Montolivo, con il permesso di Abbiati – al Milan non amano i portieri-capitani. Una svolta quasi epocale per un club amante della tradizione: nel dopoguerra non era mai stato promosso un giocatore con appena una stagione di militanza alle spalle.

E siccome stasera era in vena di far girare i maroni a tutti i tifosi, dopo aver giubilato Ambrosini l’a.d. rossonero mette in bancarella Stephan El Shaarawy, dichiarandolo “non incedibile”, dal momento che “sul mercato può succedere di tutto e lui è molto richiesto”. Insomma, non c’è rispetto per i vecchi, ma neanche i giovani se la passano tanto bene. Prima che inizi a bollire l’acqua, giusto il tempo di una premessa e di una domanda. La premessa: per 40 milioni si vendono il 99% dei giocatori d’Europa. La domanda: ma le cessioni di Kakà, Ibra, Thiago e compagnia non erano state dettate esclusivamente da necessità di bilancio, che attualmente risulta essere a posto?