Affermare che il calciomercato del Milan stenti a decollare significa stabilire il nuovo record mondiale di understatement. I pochi movimenti azzardati si sono conclusi tutti nella stessa maniera, ovvero con dello sterco canino sotto le suole. I tifosi guardano il calendario, per controllare quanto manchi alla fine dell’estate 2012 e si accorgono, increduli, che siamo all’inizio di quella del 2013. Tutto ciò non sembra aver senso. E in effetti non ne ha. Torniamo indietro di un paio di mesi, al 22 aprile scorso.

Un giorno in un certo senso storico per il Milan, il giorno dell’approvazione del bilancio 2012, quello più sostenibile della storia recente rossonera. Il deficit di bilancio è stato drasticamente ridotto: dai quasi 140 milioni complessivi degli esercizi 2010 e 2011, si è arrivati agli attuali 6,9 milioni. Il fatturato ha toccato la quota-record di 329 milioni di euro, che diventano 276 al netto delle plusvalenze, grazie all’aumento dei ricavi sia al botteghino che dai diritti televisivi. Il monte-ingaggi è calato dai 199 milioni di euro del 2010, ai 176 del 2011, ai 120 del 2012. In calo anche i debiti finanziari: da 386 milioni del 2012 ai 342 milioni del 2013. Il tutto, in piena crisi economica mondiale e italiana in particolare.

Un piccolo miracolo gestionale, insomma, corredato da un piccolo prodigio tecnico, quello di Allegri e dei suoi ragazzi, capaci di trasformarsi da banda scalcagnata in lotta per la salvezza a squadriglia rampante in grado di acciuffare un insperato terzo posto. Con tanto di qualificazione alla prossima Champions League e relativi 20-25 milioni di euro.

Un bel quadretto, niente da dire. Peccato che quanto è successo dopo ne abbia deviato chissà dove il senso.

-          L’orrenda gestione del contratto di Allegri, immotivatamente esonerato da Biscardi e fatto rientrare dalla porta sul retro, ma senza lo scudo psicologico del rinnovo

-          Il patetico tentativo di vendere giocatori che nessuno vuol comprare, come Boateng, Nocerino e Robinho, e che il Milan ora non può più tenere

-          L’assurda umiliazione inflitta a Massimo Ambrosini, 18 anni spesi in servizio per la patria rossonera e dismesso senza riguardo come un vecchio cappotto

-          L’esposizione sul banco degli avannotti di El Shaarawy, che da icona del nuovo Milan è diventato l’ennesimo prodotto d’esportazione della macelleria milanese

-          Le fanfaronate su Carlos Tevez, che amerà anche pasteggiare con Galliani ma che giustamente è finito da chi lo ha voluto veramente, ovvero da chi si è presentato con il gruzzolo in mano

Dove sono finiti i soldi incassati & risparmiati?

Nell’estate del 2012, Galliani (foto by InfoPhoto) promise lacrime e sangue.  La tifoseria, organizzata e non organizzata, evoluta o meno, reagì con grande maturità: riconosciuto il problema, accettò le conseguenza. Ma ora è diverso. I conti sono a posto, dice il bilancio. Il gruppo è coeso e di buone prospettive, dice il campo. Gli sponsor fanno a gomitate pur di entrare in famiglia e versare denaro sonante nelle casse societarie. E allora perché questo mese di giugno è stato un inno all’impotenza, non diversamente da quello dello scorso anno?

Due mesi sono lunghi, può succedere di tutto. È vero. E Galliani non avrà perso le sue magnifiche qualità in un colpo solo. C’è la questione dell’acquisto dell’Ippodromo del Trotto che tiene banco. Ma è altrettanto vero che il ritmo della danza dovrà cambiare sensibilmente. Abbiamo buone ragioni di dubitare che i tifosi si accontentino del rinnovo di contratto della United Biscuits e del primato su Twitter.