Ibra non abita più qui, quell’altro (aka Thiago Silva, copyrights by Silvio Berlusconi) neanche, e le illusioni di calciomercato men che meno. Eppure, nonostante la nota premessa, i tifosi del Milan speravano che il ciclone fosse passato in estate per non tornare più e che dunque, nella sessione invernale, si sarebbe potuto tornare a sognare qualche rinforzo. Niente di sensazionale, non è questo il tempo e il luogo, ma qualche aggiustamento per una squadra giovane e volenterosa ma anche palesemente incompleta è lecito attenderselo. E invece, fino a questo momento, i saldi sono stati solo in uscita: venduto Pato nell’indifferenza più totale, saltata la cessione di Robinho (che ora passa quasi per un nuovo acquisto), respinte per ora le offerte per Abate e Boateng. L’unico (ottimo) colpo in entrata, Riccardo Saponara, è altresì un colpo in prospettiva: perché il ragazzo è un ’91 e soprattutto perché arriverà a Milanello solo a luglio.

A venti giorni dalla chiusura del mercato, inizia a serpeggiare una comprensibile inquietudine tra la tifoseria – ammirevole nell’aver risparmiato club e squadra dalle contestazioni autunnali e, al contempo, accettato la radicale inversione filosofica di via Turati (basta coi campioni superpagati, largo ai giovani), ma non disposta ad assistere a ulteriori smembramenti senza adeguati correttivi.

Servirebbe un attaccante, perché davanti segnano solo El Shaarawy e, ogni tanto, Pazzini, che non è un titolare inamovibile. Servirebbe un difensore centrale, perché in questo momento nessuno dei cinque a disposizione di Allegri dà garanzie a medio termine: per questioni fisiche e anagrafiche (Bonera, Yepes), per questioni di concentrazione (Mexes, Zapata), per miseria tecnica (Acerbi). E, soprattutto, servirebbe un centrocampista centrale, perché l’infortunio di De Jong ha di fatto azzerato la possibilità di scelta e ricambio nello spot davanti alla difesa.

Quest’oggi, Galliani è tornato timidamente a parlare della possibilità di acquistare un mediano centrale. Si è provato con Lodi, che fortunatamente il Catania ritiene incedibile. Nulla contro l’ex Frosinone e Udinese, ma è evidente che serve gente di altra pasta o, quantomeno, non prossima ai 30 anni di età. E si proverà con Andrea Poli, reduce da una stagione poco gloriosa all’Inter: nome che non scalda i cuori, ma che perlomeno rientra nei nuovi parametri anagrafici della Maastricht rossonera (compirà 24 anni in settembre). Quel che sembra certo, per il momento, è che quei 15 milioni del Corinthians resteranno in cantina a prender polvere, in attesa che qualche altra cessione non li faccia lievitare fino a una cifra sufficiente per partire all’assalto di un giocatore di prima fascia. E venti giorni forse non basteranno.