Stephan El Shaarawy, chi l’ha visto? Sono passati ormai due anni dalla seconda, magica stagione del Faraone al Milan, quella in cui riuscì – soprattutto nella prima parte del campionato – a trascinare il Milan a suon di ottime prestazioni, goal (16 in 37 presenze) e assist. Da allora, in due stagioni – tra infortuni più o meno reali, pause di riflessione e condizione fisica precaria – è riuscito a collezionare solo 25 presenze e 2 goal. Un tabellino da far venire i brividi, soprattutto se si pensa che l’italo-egiziano era considerato il futuro dell’attacco milanista, nonché della nazionale italiana.

El Shaarawy ha dalla sua la giovane età (classe 1992), ma il Milan non sembra disposto a continuare a credere nel Faraone, tanto è vero che le voci di una possibile cessione in estate si fanno sempre più concrete e insistenti. Galliani, conscio della forte svalutazione dell’attaccante, potrebbe accontentarsi di una cifra compresa fra i 12 e i 13 milioni di euro. Attualmente l’attaccante è ancora alle prese con l’ennesimo infortunio, allo stesso metatarso già fratturatosi nel dicembre 2013 contro l’Ajax.

Nonostante il biennio contraddistinto da più ombre che luci, El Shaarawy ha ancora una buona reputazione a livello europeo. Durante lo scorso mercato invernale, infatti, il Borussia Dortmund ha bussato alla porta del club milanese perché interessato al Faraone come sostituto per il dopo-Reus, ma la trattativa non ha mai preso forma; probabilmente a causa della precaria condizione del giocatore ai tempi dell’interessamento del club tedesco. Anche in Premier League, nello specifico l’Arsenal, ha mostrato interesse per El Shaarawy, ma anche in questo caso nessuna offerta concreta è mai arrivata negli uffici di Via Aldo Rossi.

Era l’estate del 2013 quando l’Anzhi aveva messo sul piatto 40 milioni di euro per acquistare il Faraone, con tanto di contratto da 7 milioni di euro all’anno. Il Milan aveva accettato senza troppe remore l’offerta, ma il giocatore – che all’epoca veniva da una stagione da protagonista con il Milan, capace di strappare un insperato terzo posto sotto la guida di Allegri – aveva rifiutato di approdare in un calcio comunque considerato “minore” rispetto a quello italiano.