Come dice Galliani a proposito di Kakà, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Da qui a definire quello tra il Milan e Cesc Fabregas un “amore” ce ne passa, ma certamente tra i due c’è stata più di una simpatia in passato. Il catalano ha spesso indicato nei rossoneri la sua squadra del cuore (a parte il Barcellona, ovviamente) e via Turati ha ricambiato le attenzioni, fiondandosi sul giocatore all’epoca in uscita dall’Arsenal, senza tuttavia poter battere il richiamo di casa blaugrana. Eppure, a due anni di distanza, le cose sono nuovamente cambiate.

La pesante contestazione del Camp Nou di qualche giorno fa rappresenta il culmine di un biennio decisamente diverso da quello che era lecito attendersi: chiuso a centrocampo dall’inossidabile coppia Iniesta-Xavi, Cesc è stato costretto a reinventarsi spesso come attaccante esterno, se non addirittura come “falso nueve”, ruolo che ha finito per ricoprire perfino in nazionale. Si è sacrificato per il bene comune, ma l’esperimento è progressivamente naufragato, soprattutto in questa sua seconda stagione, a tal punto che la separazione sembra diventata l’unica soluzione percorribile, sopratutto nell’ottica di un’atmosfera da fin de siècle. Lo stesso giocatore ha ribadito che il suo futuro lo conosce solo lui: non certo una professione di fede.

Ed è in questo contesto che, secondo il Corsport, si registra il ritorno di fiamma del Milan, alla ricerca di qualità da immettere in un centrocampo di robusta manovalanza. L’inquadramento tattico del catalano sarebbe semplice – trequartista o interno di centrocampo, a seconda del modulo – così come sarebbe scontata la sua centralità nell’impianto tattico del Milan. Certo, resta sempre lo scoglio impervio della questione economica: anche ignorando, come sempre quando si parla di mercato spagnolo, la clausola rescissoria pari al Pil di un principato asiatico (200 milioni di euro), il cartellino di Fabregas non può costare meno di 20 milioni di euro e il suo ingaggio sfora i nuovi parametri di casa Milan (6 milioni di euro). Missione complicata, dunque, ma non impossibile: la storia ci insegna come spesso e volentieri siano decollate operazioni simili sull’asse Milano-Barcellona, ed è arcinota l’abilità di Galliani nel taglia-e-cuci, tra esotiche formule per l’acquisto (prestiti pluriennali con diritto di riscatto, etc etc), ingaggi spalmabili come nutella e bonus ballerini. I casi Ronaldinho, Ibrahimovic, Balotelli, d’altra parte, fanno giurisprudenza.