Come avevamo preannunciato prima delle feste natalizie, Christian Abbiati e il Milan proseguiranno insieme per un altro anno. Almeno. Per l’estremo difensore rossonero, “il più presente nella storia del club”, è in arrivo il prolungamento per un’altra stagione del contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, come da desiderio dello stesso giocatore (“non giocherò con altre maglie, se non rinnovo mi ritiro“) e, in fondo, anche della società, che storicamente fa una dannata fatica a consegnarsi nelle mani di portieri di livello – cosa dimostrata, tra l’altro, proprio dal fatto che il 36enne Abbiati, nonostante la decadenza e i guai fisici, sia ancora il più affidabile dei 4 (!) pari ruolo al momento a disposizione di Allegri.

La storia tra Abbiati e il Milan era iniziata esattamente 15 anni fa, il 17 gennaio del 1999, quando l’allora 22enne terzo portiere, diventato secondo per via dell’infortunio di Lehmann, subentrò negli ultimi minuti di Milan-Perugia, ultima giornata del girone d’andata, in sostituzione di Sebastiano Rossi, che aveva pensato bene di abbattere il perugino Bucchi con quello che nel wrestling si definisce laccio californiano, rimediando un’inevitabile cartellino rosso. Mai follia fu più propizia: da quel momento, Abbiati si prese il posto e fu proprio lui, 17 giornate più tardi, a regalare al Milan il 16esimo scudetto con una parata miracolosa, proprio contro il Perugia, proprio contro Bucchi, che consentì ai rossoneri di chiudere il match sul 2-1. Il suo regno si interruppe nel 2002, quando Nelson Dida approfittò di un suo infortunio per conquistarsi la maglia da titolare che si tenne, tra alti (le prime tre stagioni) e bassi (tutte le altre), fino al 2008. Abbiati, nel frattempo, aveva collezionato esperienza nell’ultima Juventus pre-Calciopoli (vincendo pure uno scudetto in faccia al Milan), nel Torino e nell’Atletico Madrid, prima di essere richiamato alla casa madre. Da quel momento è stato sempre il numero uno del Milan, con la parziale eccezione della stagione 2009-2010 (ancora Dida a rubargli la scena). Una stagione memorabile, quella del 2010-2011, forse la migliore in carriera, condita anche dal suo quarto scudetto della carriera, il terzo con il Milan, il secondo da titolare.

Poi, l’inevitabile declino. Non così drastico da convincere Allegri a rimuoverlo, visto che le alternative sono anche peggio, ma comunque evidente. E allora, perché il rinnovo? Perché l’anno prossimo arriverà un nuovo portiere, forse quel Mattia Perin di cui lo stesso Abbiati ha parlato bene di recente. Ma, siccome le esperienze negative in questo senso sono numerose, almeno in casa rossonera, meglio coprirsi le spalle con il vecchio Christian – che fenomeno non è mai stato, ma è un professionista esemplare e, cosa che non fa mai male di questi tempi di dispersione di valori e identità, un milanista di lungo corso. E poi, chissà che il futuro non gli riservi un posto nello staff tecnico di Clarence Seedorf.