Antonio Conte (foto by InfoPhoto) è già proiettato verso la prossima stagione. Alzare l’asticella, questo il primo comandamento enunciato dal tecnico bicampione d’Italia: il che non è da tradursi come una semplice richiesta di rinforzi, ma come una vera e propria riprogrammazione della struttura della squadra e delle sue ambizioni. Lo conferma, indirettamente, una sua intervista apparsa sull’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, in occasione della pubblicazione della sua autobiografia:

Tanto tempo per vincere in Europa? Spero di no, ma il rischio c’è, se non si lavora in un certo modo. Non è solo una questione economica, i soldi aiutano ma non bastano. Il modello da seguire è il Bayern Monaco: un progetto serio iniziato anni fa con Van Gaal, passato anche da sconfitte brucianti che hanno alimentato la ferocia dei giocatori. Richieste al club? Ci vuole rispetto per i miei giocatori e per la società. Di queste cose parlerò con Agnelli e Marotta: se hai un allenatore che ha una precisa organizzazione di gioco, non lo si può escludere dalle scelte tecniche. Ibra, Suarez o Higuain? Li prenderei tutti e tre, ma per vincere la Champions League non bastano mica…”

Tre concetti mi sembrano interessanti. Il primo: checché ne dicano i Marotta e i Galliani, le idee valgono più del cash. Ergo, basta piagnucolare, rimboccarsi le maniche e programmare meglio. Il secondo: non si sogni, la dirigenza bianconera, di stilare obiettivi e strategie senza il suo benestare. Come a lasciare intendere che, forse, chissà, nelle sessioni precedenti di mercato le cose non sono andate proprio in questo modo. Il terzo: i campioni sono i benvenuti, ma il discorso è più profondo di così. Non è questione di nomi, ma di giocatori funzionali a un progetto di largo respiro. La Juventus è già nel futuro, Conte ancora più avanti.