Massimo Moratti (foto by InfoPhoto) mette a tacere le voci che vogliono Samir Handanovic in partenza dall’Inter con destinazione Barcellona. Secondo il presidente nerazzurro, l’offerta da 23 milioni di cocuzze, di cui parlava l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, sarebbe una delle “tante cose non vere” che si leggono in questi giorni.

Credo che non ci sia niente, ho letto anche io la notizia sul giornale, ma leggo parecchie cose che non sono vere e non posso smentirle tutte. Pensiamo che forse abbiamo bisogno di un centrocampista e non di sostituire il portiere. Handanovic resta? Sì”.

Blindato Handanovic, dunque? Mica troppo. L’attento decifratore dell’idioma morattesco sa bene che, quando il nostro inizia ad abusare di verbi esitanti come “credere”, “sperare”, “pensare” e “valutare”, significa che in realtà la pancia gli sta ribollendo come il pentolone delle streghe. D’altra parte, basta riavvolgere il nastro delle dichiarazioni a difesa di Andrea Stramaccioni:

“Stramaccioni è un tecnico di qualità, è ammissibile che ci sia stata qualche situazione non del tutto positiva, ma speriamo che valga per il futuro. Confermato? Penso di sì”

“Non è facile progettare con dieci giocatori fuori, ma il progetto c’è già. Credo

“L’era Stramaccioni non è finita, ma stiamo valutando e riflettendo su cosa sia meglio fare”

“Non ho dubbi su Stramaccioni, forse c’è qualcosa da cambiare, i risultati fanno pensare

Be’, sappiamo tutti com’è finita. Fa troppo caldo per un’analisi storica dei balbettii morattiani, ma sappiamo bene che l’esitazione, l’insicurezza e il ripensamento sono prodotti della casa: e che, dunque, le parole su Handanovic sono tutto tranne che il capitolo conclusivo sulla vicenda. La trasparenza è una virtù apprezzabile, sia chiaro, ma ogni tanto una percentuale di poker face bisogna pur farla.