Nel bel mezzo del fervore del mercato nerazzurro (proprio mentre scriviamo i vertici dell’Inter si stanno preparando ad accogliere l’agente di Jovetic fali Ramadani atterrato in mattinata alla Malpensa) concentrato su importanti trattative in entrata (Montoya, Marios Suarez, Cuadrado e appunto il fuoriclasse montenegrino del Manchester City), rimane comunque prioritaria la direttiva da parte dei piani alti della società nerazzurra di effettuare cessioni per rimpolpare le casse e compensare i bilanci. A questo proposito, la prima – crediamo di una lunga serie – operazione di mercato in uscita di una qualche importanza è quella di Kuzmanovic al Basilea: 3 milioni di euro freschi, 2 da pagare in meno nel monte ingaggi e un contratto quinquennale per il giocatore.

Sul fronte di vendita in questa fase di mercato sta ricoprendo un ruolo interessante la Premier League: il Liverpool ha già fatto capire che Kovacic è l’oggetto dei suoi desideri anche se la trattativa non sarà breve, l’altra sponda del Mersey Side, l’Everton invece ha preso contatti per Xherdan Shaqiri avanzando, sembra, una proposta d’acquisto a 12 milioni più bonus. Proprio sull’esterno elvetico è piombato come un falco in un cielo terso nelle ultime ore lo Stoke City offrendo 17 milioni di euro più bonus, una proposta che potrebbe far vacillare l’Inter, soprattutto in considerazione del fatto che il suo colpo del mercato invernale non ha di fatto ripagato l’investimento: 15 milioni di euro pagati cash al Bayern per 2 gol nelle 16 presenze in totale (compresa l’Europa League).

La plusvalenza ci sarebbe, e anche a quanto pare il benestare di Mancini nonostante magari una prova d’appello per il centrocampista offensivo della nazionale svizzera sarebbe cosa più saggia. La cosa certa è che l’Inter si è presa del tempo per rifletterci, valutando appunto la qualità del giocatore, l’impatto ambientale, il suo ruolo nella nuova Inter che sta nascendo e, soprattutto, la volontà di Shaqiri che non sembrerebbe molto entusiasta all’idea di trasferirsi a Stoke-on-Trent. Difficile ipotizzare, in sostanza, un rapporto già giunto ai titoli di coda dopo neanche un semestre.