Nella giornata delle stracittadine a livello internazionale dove il Tottenham di Pochettino ha regolato l’Arsenal con due reti dell’astro nascente Harry Kane (già soprannominato HurryKane, “uragano”) nel derby del North London e Everton-Liverpool ha offerto uno spettacolo incolore nel Merseyside derby, nella sesta sfida annuale di Madrid l’Atletico ha letteralmente affondato la corazzata Real trionfando per 4-0 al Vicente Calderon (all’andata fini 2-1 per i Colchoneros), tornando prepotentemente in lizza per la corsa al titolo della Liga.

Nei primi 20 minuti, nei quali i campioni di Spagna riescono subito a stendere le Merengues con due diretti di Tiago e il canterano Saul Ninguez (subentrato all’infortunato Koke dopo soli 10 minuti) che mandano ko il Real e tutta la sponda blanca di Madrid, l’Atletico si presenta come una macchina da guerra spietatamente perfetta. Se Casillas la combina grossa sulla stoccata da fuori area dell’ex juventino, il secondo gol è una cosa da cineteca interstellare inventata da un ufo piombato sul Vicente Calderon. Un muchacho imberbe dal viso di micino questo Saul Ninguez che a centrocampo si batte come un leone con una tecnica da fuoriclasse e un’autorità da veterano a fine carriera.

Il Cholo Simeone dirige da bordocampo un’orchestra capace di suonare una musica sontuosa e implacabile che incanta tutti. Il gioco dell’Atletico è un crescendo mahleriano che non lascia scampo ai Blancos. Non c’è di fatto partita perché il Real viene sopraffatto a centrocampo dal furor colchonero. Le assenze di Modric e James Rodriguez pesano come macigni, Kroos e Isco non si capiscono, non hanno nemmeno il tempo di farlo e la loro lentezza tattica rende il Real abulico, inerme, incapace di produrre la benché minima ombra di gioco. L’Atletico effettua un pressing furibondo per tutta la prima frazione di gioco facendo somigliare le due squadre a una rincorsa di lupi con le prede. Per quanti sforzi si facciano, alla premiata ditta BBC (Benzema, Bale, Cristiano Ronaldo) non giungono palloni giocabili e la macchina da gol perfetta s’inceppa.

Nella ripresa la musica cambia poco. L’Atletico comincia a gestire le energie, aggredisce un po’ meno alto il Real, ma aggredisce sempre. L’ingresso di Illarramendi non migliora le cose nel Real, anzi. L’undici di Ancelotti è ormai un pugile suonato che incassa il colpo decisivo di Mandzukic su assist di Torres al suo ritorno in biancorosso. Il Real sanguina e il Calderon sul 4-0 diventa un’arena nella quale si assiste alla macabra scena di un toro morente e toreato da un matador che non placa la sua sete di vittoria di fronte a un avversario ridotto all’impotenza. Un match che a Madrid è già lggenda, un umiliante trionfo che rende i Galacticos di re Carlo assai meno galattici.