Abbiamo toccato il fondo, non possiamo fare altro che risalire. Per farlo, però, servono giovani preparati, con voglia di fare, che non abbiano legami pregressi con il palazzo del calcio. Sì, proprio così: non vogliamo avere connessioni col passato, si necessita di facce nuove. La nazionale è andata subito a casa, la serie A è sempre più mediocre e i nostri stadi continuano a svuotarsi. In tutto questo la Federcalcio cosa fa? Niente. Niente perché, se Giancarlo Abete si dimette, non ha senso candidare il suo vice, Carlo Tavecchio. Si rischia di proseguire su questo stesso leitmotiv. E’ come vestire con costumi dell’800 nel 2014: non ha senso.

La corsa alla poltrona della Federcalcio sarà solo un primo passo: i ben informati parlano di un Carlo Tavecchio, 71 anni, prossimo presidente federale. Di fatto, si riparte senza cambiare la Federazione, come idea, struttura, poteri. E mi trovo a condividere appieno quanto detto, proprio oggi, da Barbara Berlusconi, una che di modernità e spirito imprenditoriale ne sa parecchio: “Il governo del calcio italiano va rifondato: spazio a quarantenni preparati – le sue parole -. Non è solo un problema di persone, ma anche di regole per cambiare una governance litigiosa. Più incline a trovare un compromesso tra tanti che ad operare scelte utili per il futuro del calcio italiano. Un governo del calcio che impiega gran parte del proprio tempo a discutere e dividersi mentre gli altri paesi conquistano, con i loro campionati, sempre nuove quote di mercato in Asia e in Medio Oriente”.

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