Cosa non si deve fare per poter giocare nel proprio stadio. Massimo Cellino è addirittura dovuto ricorrere all’autoflagellazione in pubblico, denunciando, per bocca del dg Marroccu, l’impossibilità per il suo club di pagare gli stipendi ai calciatori, in contumacia dei vitali incassi al botteghino, e la conseguente smobilitazione dei pezzi pregiati della rosa sul mercato di gennaio.

In sostanza, il Cagliari si è lagnato di come la continua querelle con le istituzioni locali per l’agibilità del nuovo stadio di Is Arenas abbia provocato danni economici tali da costringere il club a indebolire la squadra. Partendo dal presupposto che gran parte dell’elettorato sardo tifa Cagliari, era parso subito chiaro il tentativo di far forza su questo punto per convincere sindaci e prefetture varie a venire incontro alle esigenze rossoblu.

Ora, pur essendo probabile, anzi certo, che il Cagliari Calcio ci stia perdendo bei soldi dietro questo logorante tira-e-molla, la faccenda dei mancati stipendi era sembrata da subito strana, perché generalmente in questi casi sono i calciatori stessi a lagnarsi per primi, con il club moroso impegnato in difficili smentite. Poi, dopo aver letto il tweet di Nainggolan (vedi foto), uno a cui non confidare mai un segreto, vista la linguaccia che tiene, tutto si è fatto più chiaro.

Il falso outing di Marroccu/Cellino ha comunque ottenuto un primo risultato: il sindaco di Quartu ha firmato l’autorizzazione per l’apertura dell’impianto di Is Arenas in occasione di Cagliari-Genoa con più di due settimane di anticipo sulla data dell’evento.