La cosa buffa è che, finisse oggi il campionato, lo scalcagnato Milan visto a Cagliari sarebbe in Champions League. Sì, perché il pareggino del Sant’Elia (il quarto in nove partite), ottenuto grazie al jolly pescato da Jack Bonaventura a recuperare lo svantaggio firmato Ibarbo, ha portato i rossoneri ad agguantare al terzo posto Sampdoria e Udinese, sconfitte rispettivamente da Inter e Fiorentina; e questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che il Milan, in vetta a un gruppone di sette squadre compresse in appena due punti, non può seriamente sperare di mantenere questa posizione continuando a offrire prestazioni deficitarie sotto ogni punto di vista come quella di Cagliari.

La prima mezz’ora di gara è uno show zemaniano, nell’accezione positiva del termine. I sardi imprimono immediatamente al match un ritmo insostenibile per un Milan sceso in campo con la carica emotiva che si riserva generalmente a una castagnata oratoriale, facendo puntualmente a fette la difesa rossonera tanto con rapidissime ripartenze sugli esterni quanto con puntuali tagli e inserimenti verso il centro. Scampato un enorme pericolo dopo appena 3’, grazie a un salvataggio alla disperata di Rami su conclusione a porta sguarnita di Ibarbo, il Milan, incapace di costruire un’azione che sia una, traballa costantemente, reggendosi unicamente alla stampella-Alex (quanto è prezioso l’ex PSG), fino a crollare di schianto al 24’, quando lo stesso colombiano sfrutta al meglio un preciso cross di Sau e una sconsiderata uscita di Abbiati per inzuccare di testa il pallone del meritatissimo vantaggio. Un’altra manciata di minuti e i rossoblu sfiorano il raddoppio: altra imbucata centrale di Cossu per Sau, che spreca malamente solo davanti al portiere. Proprio nel momento peggiore il Milan trova il gol del pareggio: è Bonaventura, fin lì in grande sofferenza nel ruolo di interno destro (d’altra parte lui è un esterno sinistro), a trovare la benevolenza astrale un tiro-cross, sulla cui volontarietà non metteremmo la mano sul fuoco, che s’infila all’incrocio dei pali. Il Cagliari accusa il colpo e 3’ più tardi è Muntari ad andare a un passo dal ribaltone, ma il suo sinistro da ottima posizione sibila di poco a lato.

La speranza che alberga nei cuori dei tifosi rossoneri è che il Cagliari non riesca a mettere in campo anche nella ripresa la medesima intensità della prima frazione. In effetti, escludendo il primo quarto d’ora del secondo tempo – altre tre occasioni da rete per gli indemoniati rossoblu, provvidenziali recuperi in extremis di De Sciglio su Ibarbo e Abate in anticipo su Cossu, più un siluro su punizione di Conti che scheggia il palo – la squadra di Zeman perde qualcosa, in quanto a spinta e aggressività. Il vero problema è che del Milan continua a non esserci traccia: il 4-3-3 su cui insiste Inzaghi non dà i frutti sperati, perché il centrocampo è comunque troppo operaio per consentire il controllo della partita e perché si rinuncia a creare gioco sugli esterni, il vero punto di forza, forse l’unico, della squadra rossonera. Non convincono nemmeno i cambi: Menez (per El Shaarawy, ancora una volta bocciato) isolato sulla fascia ha già dimostrato di non rendere, e per come si è evoluta la partita è difficile cogliere una logica nell’ingresso di Pazzini per Torres. Non succede praticamente nulla fino al novantesimo, con una doppia occasione prima per il neo entrato Farias, bravo Abbiati a respingere di istinto, e poi con un missile da 25 metri di De Jong che fa venire i brividi al Sant’Elia. L’1-1 finale rappresenta il terzo pareggio che il Milan rimedia contro squadre di bassa classifica, dopo quelli di Empoli e Cesena, anch’essi giunti al termine di gare condotte male da parte degli uomini di Inzaghi; il quale dovrebbe forse cominciare a ripensare a qualche sua scelta, sia tattica che strategica.  Perché il terzo posto conquistato grazie ai passi falsi delle avversarie non potrà durare a lungo, senza un deciso cambio di marcia sotto il profilo del gioco e dell’atteggiamento.