Campione del mondo nel 1982, bandiera della Juventus tra il 1976 e il 1989,  Antonio Cabrini ha scritto la storia del calcio italiano degli ultimi trent’anni. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, si è dedicato alla carriera da allenatore,  tra  Lega Pro e Siria, poi, dal maggio 2012, ha scelto di guidare l’Italia femminile. Un’esperienza costruttiva e gratificante, come sottolinea in esclusiva a Leonardo.it: “E’ un grande onore, non ci sono grandi differenze tra guidare una squadra maschile o una femminile. Forse le donne sono più ricettive, apprendono più in fretta, gli uomini a volte sono più istintivi e pigri, bisogna ripeter loro le cose più volte.  Ma sostanzialmente si fa lo stesso lavoro”.  Italia che a luglio giocherà la fase finale dell’Europeo: “Abbiamo giocato un grande girone di qualificazione, arriviamo in Svezia con tanta fiducia. Non siamo tra le squadre favorite (Francia, Germania e le padrone di casa hanno qualcosa in più ndr), ma possiamo dare fastidio a chiunque“.

Anche se il movimento calcistico femminile in Italia sembra essere  in ritardo rispetto ad altre nazioni: “Dobbiamo accelerare, serve una programmazione, tutti devono fare qualcosa, dare il loro contributo. Scuola, istituzioni, federazioni.  Serve velocizzare la crescita, all’estero corrono, noi stiamo camminando“.  La voglia di calcio, a livello femminile, in Italia si respira a tutte le latitudini, ma in Nazionale è ancora la “vecchia guardia” a fare la differenza, come Patrizia Panico: “Una persona straordinaria, non solo a livello calcistico. E’ un professionista vero, è intelligente in campo e nella gestione delle energie. Sa quando sbaglia ed è brava a rimediare ai suoi errori“.

Impossibile non parlare con Cabrini di Juventus:Conte sta facendo un lavoro straordinario, in questi due anni è stato il valore aggiunto. Ha riportato la Juve nell’elite del calcio italiano,  le ha dato un’identità, ora per tornare protagonisti in Europa i bianconeri devono investire. Bisogna fare scelte intelligenti e mirate, non basta solo spendere“.  Quando l’Italia avrà un nuovo Cabrini?  “Difficile dirlo, negli ultimi dieci anni il calcio italiano non ha dato peso al ruolo dell’esterno di fascia, il “fluidificante”, non a caso Prandelli ha spesso cambiato uomini in quel ruolo,  proponendo giocatori adattati. Ma si sta tornando al passato, sono fiducioso“.