BERCHTESGADEN (Baviera, Germania) - Primo, secondo, terzo quarto e quinto. Ovvero, Gros, Thoeni, Stricker, Schmalzl, Pietrogiovanna, classificati nell’ordine al termine dello slalom gigante di Berchtesgaden, il luogo della Baviera orientale, in Germania, dove sorgeva il leggendario “Nido delle Aquile”, rifugio invernale di Adolf Hitler. Lì l’Italia di Mario Cotelli (e dei tecnici, bravissimi, Luciano Panatti e Oreste Peccedi) riscrisse la storia dello sci alpino italiano, piazzando cinque atleti ai primi cinque posti, mai successo né prima, né dopo. Un giornale austriaco, il giorno seguente, parlò di “Valanga Azzurra”. Sono passati 40 anni, oggi.

Non c’erano giornalisti italiani, stranamente, quel giorno. Nemmeno le riprese, perché le telecamere, si disse, erano troppo pesanti per essere trasportate dalla funivia non esattamente moderna, del posto. Ciononostante, in Germania, si (ri)scrisse la storia dello sci italiano, con una gara leggendaria mai più eguagliata in simili numeri, dopo. Era il 7 gennaio 1974.

Berchtesgaden, Baviera orientale, al confine con l’Austria: 24km da Salisburgo, a meno di 200 da Monaco. L’Italia è poco più sotto. Che ricordi può risvegliare quel nome, Berchtesgaden? Beh, il “nido delle aquile”, il famoso rifugio di Hitler. Già. Nel dopoguerra, diventa invece una rinomata località turistica e termale, non sono invernale.

La Nazionale maschile di sci alpino, guidata dalla stagione 1972-’73 da Mario Cotelli, dopo i fasti dell’era Vuarnet, capace di portare Gustav Thoeni al titolo olimpico e a due Coppe del Mondo generali, aveva dunque già vinto moltissimo, ma quel giorno si arrivò all’apice assoluto.

Sono passati 40 anni esatti esatti. Sulle nevi delle alpi sovrastanti un piccolo paesino, va in scena il terzo gigante della stagione di Coppa del Mondo uomini 1973-1974: i primi due sono stati vinti dagli austriaci Hinterseer e Berchtold, ma Schmalzl e Gros son già saliti sul podio, rispettivamente secondo e terzo nella prima gara. Pendio corto, tracciatura angolata, gara difficile. Al termine della prima manche Gros, Thoeni e Schmalzl sono ai primi tre posti. Non è una sorpresa. E nella seconda si confermano.

Ma Erwin Stricker, narra la leggenda di Mario Cotelli, stava scommettendo con gli austriaci su un suo possibile terzo posto, che agguantò con una 2a manche furente. Poi Tino Pietrogiovanna, valtellinese, in futuro “mentore” di Deborah Compagnoni, detto “il colonnello”, con il pettorale 43, riuscì a infilarsi al 5° posto.

Ricapitolando: 1° Piero Gros, 2° Gustavo Thoeni a 2”23, 3° Erwin Stricker a 2”83, 4° Helmut Schmalzl a 3”48, 5° Tino Pietrogiovanna a 3”77. Cinque italiani ai primi cinque posti di una gara di Coppa del Mondo di sci alpino. Mai successo prima, mai successo più, dopo. Il più bravo dei battuti fu il norvegese Erik Haker, sesto a oltre 4”.

Mario Cotelli ha raccontato così, a Flavio Vanetti del Corriere della Sera, l’origine del nome “Valanga Azzurra”: “Il soprannome «Valanga Azzurra» nacque però la domenica dopo, in Francia. Massimo Di Marco (futuro direttore di Sciare), della Gazzetta dello Sport, era assente in Germania. Venne a Morzine e mi chiese di raccontare il pokerissimo. Gli dissi che i cinque erano stati come palle di neve che, rotolando, diventano valanga. Titolò così”. Era sdoganato un periodo storico ben preciso, formato da vari atleti: “Gustavo e Piero erano i più forti, ma gli altri provavano a raggiungerli: lo spirito competitivo è stato decisivo”. Secondo altre fonti, però, fu un giornale austriaco, il giorno dopo l’impresa di Berchtesgaden, a titolare per la prima volta “Valanga azzurra”. Tant’è… Questo è il nostro piccolo omaggio a una squadra probabilmente irripetibile.

Il risultato ufficiale della gara.