Sono in molti oggi a ricordare gli 88 anni di storia del Napoli, ma pochi sanno che la prima parvenza della compagine partenopea vide la luce nel 1904, quando il Napoli Cricket and Football Club cominciò  a muovere i suoi primi passi sul campo. Il presidente era l’imprenditore edile Luigi Salsi, i colori blu e celeste. Di quegli anni dimenticati resta il racconto di campi avari e ben poco perfetti, trasferte difficili e la conquista a danno del Palermo del Lypton Trophy, un torneo cui partecipavano squadre della Campania e della Sicilia.

Nel capoluogo campano arrivò  così il primo trofeo, ma il Naples non si è imposto come protagonista unico ed indiscusso della scena. Oltre a lui esistevano la Sportiva Napoli, la Juventus, la Robur, la Ginnastica Partenopea, la Grotta di Mergellina e la Bagnolese. Il pallone per anni ha continuato ad essere solo un passatempo  e nel 1911 alcuni soci si staccarono dal Naples per fondare l’Internazionale, del presidente Luigi Stolte e dalla maglia blu notte.

L’Internazionale volle  fare le cose in grande, costruendo un proprio campo di gioco ad Agnano e facendo arrivare calciatori stranieri. Gli spettatori dovettero cominciare a pagare un biglietto d’ingresso, ma fu altamente emozionante vedere le sfide tra la squadra e la concorrente Naples. Anche quando scoppiò la guerra le due compagini continuarono a darsi battaglia, fino a quando le sconfitte con le formazioni provinciali e i bilanci disastrati non ne provocarono la fusione in un solo club.

Prese vita l’Internaples, ma solo per poco: Giorgio Ascarelli, infatti,  giovane imprenditore partenopeo e suo presidente, decise di fondare l’Associazione Calcio Napoli. Era il primo agosto 1926. Da lì partì la storia che tutti conosciamo, fatta di successi e perdite amare, di gioie e dolori, di trofei e beffe di gestione. Ben 88 anni nei quali la compagine ha vinto una Coppa delle Alpi, una Coppa di Lega Italo-Inglese, una Coppa Uefa, una Supercoppa Italiana, 5 Coppe Italia (due delle quali nella gestione ‘De Laurentiis’) e due scudetti.

Tanti anche i momenti di sofferenza, come il declino degli anni’90 fino a sprofondare nel baratro del fallimento dell’estate 2004, che vide l’ingresso del produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, il quale ne rilevò il titolo sportivo favorendone  nuovamente la crescita. L’avvicendamento dei patron e quello dei calciatori: partendo da Sallustro e Vojak fino ad arrivare a Daniel Fonseca, Zola, Ferrara, Fabio Cannavaro e il più grande di tutti, Diego Armando Maradona, capace di decidere le gare da solo con i suoi colpi da fuoriclasse e di svariate spanne superiore ai comuni fuoriclasse. Il colore ufficiale è diventato l’azzurro. Dal cavallino rampante si è passati all’asinello, ma solo come simpatica mascotte tuttora vista come tale a rappresentare l’umiltà della squadra.

Napoli al giorno d’oggi si presenta come una “bella donna dai mille tormenti” che continua a sorridere di fronte ai problemi che tentano di dilaniarla. A Napoli si punta soprattutto sulla squadra di calcio, ed ogni partenopeo segue con affetto quella che da una semplice passione è diventata qualcosa di più: un modo per riporre in un cassetto anche solo per due ore mille preoccupazioni e le brutture della quotidianità.

Sarà per questo che chi lascia la “capitale del sole, della pizza e del mandolino” la porta sempre nel cuore? Come lo stesso Maradona, che più volte ha dichiarato: « Sono un napoletano che ogni volta che torna viene travolto dalla passione della propria gente». Ne è passato di tempo da allora, ed oggi 1 agosto 2014 sembra quasi doveroso fare gli auguri ad una squadra e ad un popolo che ha tentato sempre di ricomporre i pezzi, anche nei momenti difficili, con spirito di sacrificio e tanto orgoglio. Buon compleanno, Napoli!

(immagine di copertina e fotogallery by Infophoto)