Christian Brocchi ha esordito sulla panchina del Milan con una vittoria contro la Sampdoria, Simone Inzaghi su quella della Lazio addirittura con due successi nelle prime due sfide disputate, contro Palermo ed Empoli.

Tre partite totali e altrettante vittorie, un ruolino di marcia niente male per chi, come loro, ancora deve compiere tutta la carriera da allenatore. Il salto dalla formazione Primavera alla prima squadra non è fattore di novità, certo, ma è alquanto strano quando sono grandi club a propinarlo.

Giovani, molto giovani, ma con le idee chiare: tattiche, s’intende, ma anche caratteriali. Perché se è vero che i due già citati sono subentrati a stagione quasi conclusa a due allenatori che non avevano convinto i rispettivi presidenti, è altrettanto vero che si tratta di ragazzi che cavalcano l’onda e lo fanno in modo egregio. Ma, ovviamente, con un’idea di base comune: non urtiamo troppo il padrone, facciamo quello che ci chiede. Testa bassa e pedalar, insomma.

Emblematico esempio di come siano costretti da una parte da un contratto già in essere, ma dall’altra da un’idea che è subito chiara: mi gioco le mie carte, poi vedremo. Per ora un atteggiamento che premia, ma di “yes man” il calcio ne è pieno.

Magari tra qualche settimana vivremo la riconferma di Christian Brocchi sulla panchina del Milan (alquanto improbabile) e di Simone Inzaghi alla Lazio (più credibile): per ora godiamoci questi due giovani allenatori italiani, vincenti ma poco ribelli. Come piacciono ai presidenti di casa nostra.