Prima d’iniziare a scoprire quali saranno gli effetti reali del Brexit (il referendum che ha di fatto sancito l’uscita del Regno Unito dalla comunità europea), dobbiamo necessariamente fare una doverosa premessa: i cambiamenti ci saranno,  certamente, ma saranno graduali.

Nella giornata di ieri la Gran Bretagna potrà anche aver deciso di dire addio all’Europa, ma questo non vuol dire che gli accordi commerciali e i principi attualmente in vigore (come quello della libera circolazione dei lavoratori) siano scomparsi nel giro di una nottata. Potrebbe volerci fino a un decennio per completare il processo di distacco. Una cosa è certa, però: lo sport del Regno Unito pagherà molto cara la vittoria del “leave” nel referendum di ieri.

Potere d’acquisto

Non a caso, l’amministratore delegato della Premier League, Richard Scudamore, nei giorni scorsi aveva esternato una certa preoccupazione sulle ripercussioni negative che il Brexit avrebbe causato al campionato inglese. Un primo segnale di queste preoccupazioni si è verificato proprio questa mattina: la sterlina è letteralmente crollata nei mercati internazionali, negli ultimi 31 anni non era infatti mai stata così in basso.

Certo, si tratta di una reazione abbastanza logica dei mercati, visto l’ormai incerto futuro del Regno Unito, che si troverà ora nella situazione di dover rinegoziare tutti gli accordi commerciali. In termini calcistici, questo si tradurrà in un aumento di circa il 20% del prezzo dei giocatori della comunità europea per tutti i club della Gran Bretagna, mentre nel resto del continente il prezzo sarà sempre lo stesso.

La percentuale è davvero molto alta e questa potrebbe essere solo il primo scossone a quello che al momento è il campionato più affascinante d’Europa: vuol dire partire immediatamente svantaggiati nella corsa ad accaparrarsi i campioni durante il calciomercato. Se, per ipotesi, Chelsea e Real Madrid dovessero mettere gli occhi sullo stesso calciatore e si dovesse scatenare un’asta, il Chelsea pagherebbe comunque il giocatore il 20% in più di quanto potrebbe mai pagarlo il Real Madrid, in ogni caso. A questo, poi, bisognerà necessariamente aggiungere una svalutazione della sterlina.

Calciatori stranieri

L’effetto domino che avrà il risultato del Brexit sulla Premier League non si fermerà certo a un minor potere d’acquisto: cambierà tutto anche per le rose di calciatori che compongono le squadre. I club, tra qualche tempo, potrebbero non beneficiare più del principio della libera circolazione dei lavoratori con passaporto europeo com’è stato finora e si troverebbero sostanzialmente costretti a chiedere  il permesso di lavoro per tutti i loro tesserati, sulla base delle attuali norme già in vigore per gli extracomunitari e legate ad una determinata percentuale di apparizioni internazionali, dunque decisamente meno “permissive”.

Anche in questo caso, proviamo a fare un esempio per semplificare: qualora queste norme fossero già state applicate, oltre 100 giocatori della Premier League non avrebbero ottenuto il permesso di lavoro, tra cui Kante del Leicester o Payet del West Ham, ma lo stesso sarebbe potuto accadere anche per campioni del calibro di Cristiano Ronaldo, Eric Cantona o Thierry Henry. Ovviamente questo sarebbe in assoluto lo scenario peggiore, mentre il migliore sarebbe lasciare tutto così com’è, perlomeno limitatamente alla libera circolazione dei lavoratori.

Settore giovanile

Queste chiaramente sono solo ipotesi, essendo il futuro del Regno Unito un’incognita totale in questo momento. L’effetto domino causato dal Brexit, comunque, non si limiterà solo al minor potere d’acquisto da parte dei club o al permesso di lavoro dei giocatori, ma riguarderà soprattutto i giovani: l’articolo 19 della FIFA, infatti, vieta i trasferimenti internazionali di giocatori di età inferiore ai 18 anni a meno che non facciano parte dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo (SEE), che in questo caso li consente se compresi nella fascia d’età che va dai 16 ai 18 anni.

In altre parole, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, club da sempre abituati a fare incetta di giovanissimi, come il Manchester United o l’Arsenal, non potranno più fare questo tipo di operazioni come successo in passato. Questo vuol dire che campioni come Fabregas o lo stesso Pogba non sarebbero mai potuti sbarcare oltremanica da giovanissimi.

Non solo il calcio farà i conti con la Brexit

Il quotidiano Telegraph, inoltre, spiega che non sarà solo il calcio a risentire del Brexit: anche cricket e rugby andranno incontro alle stesse difficoltà per tesserare giocatori. Ripetiamo che allo stato attuale, non cambieranno immediatamente le cose: come detto in apertura, il distacco sarà graduale, ma i possibili scenari per il Regno Unito sono sostanzialmente questi.

Quello che preoccupa maggiormente è il problema della svalutazione della sterlina, che potrebbe portare a un ridimensionamento dei ricchi club del Regno Unito. Gli ottimisti a questo punto sperano che le risorse messe finora a disposizione per il mercato vengano dirottate nella formazione di talenti locali e già questo potrebbe essere un aspetto positivo di questo cambiamento epocale.