La boxe mondiale ha un altro re dei massimi che alla Esprit Arena di Düsseldorf, davanti a 55 mila spettatori e di fronte al popolo planetario del pugilato, ha conquistato le cinture iridate unificate Wba, Wbo, Ibf e Ibo. Lui è un gitano irlandese trapiantato nel Regno Unito, uno di quei tipi strambi à la The Snatch, il film che ha lanciato Guy Ritchie, e il suo cognome è Fury, e il suo nome che sapeva di boxe fin dalla nascita è Tyson.

Sul ring tedesco Fury ha sconfitto il campione del mondo ucraino, detentore del titolo, Wladimir Klitschko che non perdeva un incontro da ben 11 anni e 7 mesi e disputando con quello della serata di Düsseldorf il 27° match mondiale, al contrario dello sfidante britannico che invece saliva sul ring solamente per la 25a volta nella sua -per ora – breve ma fulminante carriera.

Come sovente accade, il “match of the century” non è stato all’altezza delle aspettattive, molto tattico e poco spettacolare con i due protagonisti che non hanno mostrato molto del loro repertorio. Un match dunque, ben più interessante nel “pre”, condito da una lunga sfida psicologica basata sugli opposti atteggiamenti dei due contendenti, scanzonato e irridente quello di Fury, glaciale quello di Klitschko, e culminato in una tensione alla vigilia che si affettava col coltello, e nel “post” con l’exploit del neo-campione che dedica alla moglie, presente a bordo ring, una canzone degli Aerosmith.

Atteggiamento a dir poco snervante quello del bad giant irlandese che ha finito per far crollare i nervi dell’ucraino, anche nelle ultime ore prima dell’incrocio dei guantoni, dapprima con le lamentele sul tappeto troppo morbido del quadrato, che avrebbe costituito un pericolo per le caviglie, poi obbligando l’avversario a rifare i bendaggi alle mani poiché nessuno del clan Fury aveva controllato l’operazione.

Oltre a quella psicologica, molte le chiavi del successo di Fury sul ring. Innanzitutto il maggior dinamismo sul quadrato con un Klitschko al contrario troppo statico. L’aver poi adottato una tattica “mordi e fuggi” subissando l’avversario con lunghe serie di sinistro-destro ma senza mai affondare i colpi, sottraendosi all’arma letale dell’ucraino, il jab sinistro e avvalendosi del vantaggio in allungo, considerata la maggior altezza rispetto all’ucraino. L’ex campione è riuscito a svegliarsi troppo tardi dal torpore e dal suo atteggiamento ingiustificatamente passivo portando la prima vera serie di colpi. Troppo tardi per un match già ampiamente volto a favore di Fury.

Anche il punto di penalizzazione inflitto a Fury per aver colpito l’avversario alla nuca durante l’11° round non ha cambiato la situazione di un match il cui verdetto finale ha decretato Fury campione del mondo con due giudici che avevano segnato 115-112 per Fury e il terzo 116-111 sempre per il nuovo campione imbattuto in 25 match, contro l’ucraino che invece incontra la sua quarta sconfitta a fronte di 64 vittorie.