Tra tutti i modi che esistono per farsi perdonare dai propri tifosi un tradimento - il passaggio al Bayern Monaco nella prossima stagione-, Robert Lewandowski (foto by InfoPhoto) ha scelto l’equivalente calcistico di un collier trapuntato di diamanti: quattro, per la precisione, come i gol rifilati dal formidabile polacco del Borussia Dortmund al Real Madrid, nell’andata della semifinale di Champions League. Si pensava a una sfida più equilibrata rispetto a quella dell’Allianz Arena: è finita 4-1 e senza Diego Lopez potevano essere sette, otto, nove. Strapotere germanico anche in Westfalia, galacticos polverizzati, Mourinho ammutolito (ma sportivo a fine gara).

La squadra di Klopp ha inflitto ai blancos una lezione di calcio se possibile ancora più severa di quella ricevuta dal Barcellona ieri sera: perché il Borussia, in linea teorica, non ha la maturità del Bayern; e perché il Real non versa in condizioni fisiche penose come i catalani. Di buono, per Mourinho, c’è solo il golletto del momentaneo pareggio siglato dal solito Cristiano Ronaldo a fine primo tempo, scaturito da una doppia bestialità: dell’arbitro, che non vede un rigore su Reus; e di Hummels, che sul prosieguo dell’azione spiana la strada a Higuain con una sciocchezza senza pari. Per il resto è stato un massacro.

Nel giorno in cui si annunciava il passaggio proprio ai rivali del Bayern Monaco, Robert Lewandowski si è issato definitivamente sul podio dei più micidiali attaccanti d’Europa. Quattro reti in una semifinale, le prime due da cobra d’area, la terza da fenomeno, la quarta su rigore. In particolare, sulla terza rete il polacco ha ricordato, per l’eleganza letale delle sue movenze, lo smisurato Marco Van Basten: e l’analogia prosegue, chiaramente, considerando il poker europeo nella sua interezza. Ma i gialloneri non sono solo Lewandowski, non sono solo Gotze: Reus è giocatore di caratura internazionale, tecnico, fulmineo e inesauribile; Gundogan un interno straordinario. E i meccanismi girano con l’implacabile precisione di uno strumento di pena capitale.

E il Real Madrid? Una pena. Senza gioco, ma questa non è una novità; ma anche senza nerbo e solidità difensiva: e questa sì che suona strana. C’è solo Ronaldo, quel pallone finito chissà come nella porta giusta e 90’ di speranza. Ma che non potranno bastare a raggiungere la Decima maledetta, se il Madrid è questo e se il Dortmund è quello.