Usain Bolt si ritira. Non subito, non c’è fretta, nemmeno per l’uomo più veloce della storia o giù di lì, ma c’è una data, ed è lo stesso fenomeno giamaicano a indicarla. “Dopo i Giochi del 2016 smetto“, la rivelazione di Lighting Bolt, “mi hanno convinto a proseguire per un’altra stagione, ma sarà l’ultima, sicuramente nel 2017 mi fermerò“. Non si tratta, a dire il vero, di una primizia: già nel settembre 2013 Usain aveva indicato le Olimpiadi brasiliane come la probabile ultima tappa della sua incredibile carriera, alle quali spera di arrivare ancora al top della forma, per poi appendere le scarpe al chiodo nel momento di massimo fulgore.

Il 2014 di Bolt non è stato esaltante, ha avuto molti problemi fisici e ha corso poco. Peraltro, dopo cinque trionfi in sei anni d cui tre consecutivi, quest’anno non è stato nemmeno inserito nella lista dei candidati al premio di Atleta dell’Anno Iaaf, una sorta di Pallone d’Oro dell’atletica leggera, poi vinto dal francese Lavillenie. Verosimilmente, ora che si è accorto che c’è qualcuno che corre più veloce di lui, ed è il tempo, la scadenza del 2016 è tornata a sembrargli adatta per dire basta.

Ma Bolt non ha intenzione di andarsene con discrezione. Dopo aver sistemato il rivale Gatlin (“Ha fatto un buon lavoro, ha fatto in modo che la gente desiderasse vederci competere, e a me piace sempre avere un po’ di concorrenza“), il superolimpionico ha messo nel mirino un’altra impresa: portare il record mondiale dei 200 piani sotto l’impensabile muro dei 19 secondi. “Voglio riuscirci prima di ritirarmi, voglio guadagnarmi altri titoli, voglio fare sempre di più per aumentare la mia grandezza“. Parafrasando Dylan Thomas, no, non se ne andrà in silenzio nella buona notte.