MOSCA (Russia) – Più o meno in forma che fosse, con le “guasconate” pure tenute sotto controllo perché magari la positività dei compagni di nazionale in qualche modo lo ha toccato, con tutto questo, alla fine, resta una sola considerazione da fare: da quando è diventato il più grande di sempre, cioè da Pechino 2008, il giamaicano Usain Bolt (foto InfoPhoto) è stato fermato solo una volta, e da una squalifica figlia di una regola assurda, prima della finale dei 100m a Daegu 2011. Per il resto, non ha mai fallito negli appuntamenti importanti, tra 100, 200 e 4×100.

E non lo ha fatto nemmeno a Mosca, pur sotto una pioggia battente, quando si pensava potesse correre al massimo in 9”80, considerato anche la stato di forma non eccezionale palesato nei turni precedenti e anche la sconfitta subìta da Gatlin al Golden Gala di Roma, lo scorso giugno: ebbene, in finale ha stupito tutti ancora una volta. Il suo 9”77 sarà pure ben lontano dal record del mondo, che gli appartiene, a 9”58, risalente a Berlino 2009, ma è un gran tempo con queste condizioni, e conferma ancora una volta che gli altri possono pure parlare, come ha fatto il guascone americano alla vigilia dei campionati e della gara regina, i 100m maschili, ma poi vince sempre lui. Fulmine Usain.

Ultimo Bolt

Il giamaicano è pure partito bene rispetto ai suo standard consueti e a quel punto non c’è stato più niente da fare nonostante un ottimo Gatlin (fulmine allo sparo), perché quando poi Bolt si distende sugli ultimi 50m nessuno può resistergli, al momento. D’argento finisce proprio l’americano, otto centesimi più indietro, a 9”85. E il bronzo è di un altro giamaicano, colui che di solito apre, e spesso bene, la staffetta 4x100m, ovvero Nesta Carter (9”95). Lemaitre tiene alta la bandiera dell’Europa, riuscendo comunque a correre una finale dignitosa (10.06) contro avversari che sono ancora lontani. Dai blocchi, il più lesto a muoversi è Nickel Ashmeade (poi quinto in 9.98), ma è Gatlin a produrre l’accelerazione migliore, quella che lo proietta davanti fino ai 60 metri; è qui, però, che il piano di Bolt si concretizza. Dopo aver limitato i danni nella fase a lui meno congeniale, il giamaicano entra “in coppia” nella parte finale. Un mix di potenza e fluidità, con le bellissime immagini dei replay tv che lo vedono andare incontro a una pioggia a tratti trasversale. Poi l’esultanza, meno scenica di un tempo, e forse più spontanea. Segno di un Bolt che probabilmente non ha più voglia di giocare a fare il Bolt. Tranne che dai blocchi al traguardo.

L’oro del lungo va a Brittney Reese, la campionessa olimpica di Londra, che aggiunge una perla alla collana di successi già collezionati in carriera: è il terzo titolo iridato all’aperto, dopo quelli di Daegu e Berlino: il primo posto è suo con 7,01, due soli centimetri meglio della nigeriana Okagbare, 6,99; bronzo a sorpresa alla 23enne serba Ivana Spanovic, 6,82 e record nazionale. Non è una sorpresa, al contrario, l’oro di Sandra Perkovic nel lancio del disco: il 67,99 che le vale l’oro è superiore al 66,28 della francese Melina Robert-Michon di oltre un metro e settanta. Bronzo alla cubana Barrios, 64,96.

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Stratosferico il Decathlon di Ashton Eaton: per il campione olimpico, 8809 punti finali, con una seconda giornata contraddistinta da parziali super (e quindi sul livello di quelli della prima): 13.72; 45,00; 5,20; 64,83; 4.29.80. Avversari lontanissimi: argento al tedesco Schrader (8670), bronzo al canadese Warber (8512). La serata è vissuta anche sulla splendida cavalcata di Tirunesh Dibaba, tornata a dominare i 10000 metri mondiali (terzo titolo) dopo l’oro olimpico di Londra di dodici mesi fa. Per l’etiope dall’incedere elegantissimo, si è trattato solo di scegliere il momento giusto per piazzare lo spunto vincente. Arrivato regolarmente, a cinquecento metri dal traguardo: in quel preciso momento, la Dibaba ha superato in testa la giapponese Niya, che aveva condotto la seconda parte di gara, e ha regolato (30’43”35) la resistenza della keniana Gladys Cherono (seconda, 30’45”17). Anche il bronzo è etiope, grazie al tuffo sul traguardo di Belaynesh Oljira, che precede di soli 4 centesimi di secondo la keniana Emily Chebet (30:46.98).

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Trionfo russo nella 20 km di marcia maschile, vinta da Aleksandr Ivanov. Il 20enne marciatore ha regalato la prima medaglia al paese organizzatore tagliando il traguardo in 1h20’58”, suo nuovo primato personale. Al secondo posto il cinese Chen Ding; terzo lo spagnolo Miguel Angel Lopez. Quattrodicesimo l’italiano Matteo Giupponi, che chiude in 1h23’27.

Altri azzurri: elusione per Giordano Benedetti nella semifinale degli 800 metri. Il finanziere di Trento ha chiuso al settimo posto, con il tempo di 1’48”31, la batteria vinta dall’etiope Mohammed Aman (1’44”71). Partito bene nei primi 400 metri, l’italiano ha poi ceduto terminando al penultimo posto: “La condizione era buona – ha detto a fine gara – ma fatico ancora da un punto di vista nervoso“. Sfuma per 13 centesimi la finale di Libania Grenot, quarta nella semifinale dei 400 donne e prima tra le eliminate: “Sono stufa, delusa di arrivare sempre nona o decima. Non ce la faccio più“, si è sfogata l’italo-cubana alla fine. Brava anche Chiara Bazzoni, sesta. Il suo 52”11 non vale la finale, ma si avvicina al personale dell’atleta toscana (52”06).

Peso ok

Nella mattinata primo turno dei 100 femminili con la statunitense English Gartner già capace alla mattina di correre in 10”96. In evidenza anche la giamaicana Kerron Stewart (11”02) e la nigeriana Okagbare. La favorita, la giamaicana Shelly Ann Fraser si è nascosta (11”15, settimo tempo); ha corso davvero solo per metà rettilineo, poi ha messo in folle prima di essere costretta dalla avversarie a riaccelerare. Una manovra pericolosa per i muscoli. Per il resto solito lancio monstre della neozelandese Valery Adam, 19.89 nel peso in qualificazione e le belle batterie dei 400 maschili, dove il più veloce è stato lo statunitense Lashawn Merritt (44”92) e si profila il solito duello con il Bolt del giro di pista, il grenadino Kirani James che ha passeggiato per chiudere in 45”00. In queste qualificazioni ottima prova di Matteo Galvan, terzo nella seconda batteria in 45”39, tempo con cui migliora di 20/100 il personale. Tornerà in pista domani pomeriggio. Fuori purtroppo Margherita Magnani nel primo turno dei 1500: il suo 4’11”15 è solo il 28° tempo. Eliminata anche Chiara Rosa nelle qualificazioni del peso, per lei solo 17.18.