Usain Bolt è diventato un mistero. L’asso giamaicano è letteralmente sparito dalle piste a partire dal trionfo dei Mondiali di Mosca, dove vinse 100, 200 e staffetta.

Poi il buio. Un anno di pausa, il 2014, ed una lenta ripresa nel 2015. Mesi senza allenamento che ora si fanno sentire: quest’anno non è andato oltre un mediocre (per lui) 10”12 sui 100 metri ed un tartarughesco 20”21 sui 200 metri.

Tempi da racappriccio per uno abituato a dominare le piste per circa un quinquennio, tra il 2008 ed il 2013. Come se non bastasse, il giamaicano non si presenterà a due appuntamenti importanti in vista dei Mondiali di Pechino.

Bolt, infatti, non si farà vedere ai blocchi di partenza della Diamond League, in programma sabato 4 luglio a Parigi, così come eviterà di essere presente al meeting di Losanna del 9 luglio.

Lì dove saranno protagonisti i suoi più acerrimi rivali. Powell prenderà parte all’appuntamento parigino, Gatlin se ne andrà in Svizzera, a cercare conferme dopo lo straordinario 19″57 ottenuto sui 200.

“Si tratta della peggiore stagione della mia carriera”, ha dichiarato l’atleta giamaicano, che nei mesi scorsi ha detto pure di volersi dare una regolata rispetto ad un regime alimentare non proprio da pluricampione olimpico.

Sarà, ma le cose per lui sembravano andare meglio quando poteva permettersi il lusso di mangiate sontuose prima delle gare (ipse dixit) e serate che si prolungavano fino a notte fonda.

Ora che è costretto a fare i conti con i trent’anni ed un fisico da riguardare, Bolt pare messo a disagio. Intanto, mentre la concorrenza ha già messo da tempo Pechino nel mirino, lui è costretto alle cure del medico tedesco Muller-Wohlfahrt, sì proprio il professore inviso a Guardiola e che finì per dire addio al bayern Monaco.

Il tutto quando manca un mese all’appuntamento iridato, evento che a questo punto difficilmente vedrà tra i protagonisti Usain. Che la carriera del più grande si stia avviando verso un malinconico finale?