“Tévez torna a casa, ora è realtà. È ufficiale: Carlitos torna al Boca”, con questo messaggio tweettato sul profilo ufficiale della società il Boca Juniors saluta il ritorno a casa del beniamino dei tifosi bocani e di tutto il popolo xeneizes che lo vide andare via più di dieci anni fa. Si sapeva naturalmente già tutto con Tevez che aveva annunciato la sua volontà di fare ritorno in Argentina dalla sua vera grande famiglia, ma ora la notizia riceve i crismi dell’ufficialità. L’operazione si è prolungata sul crinale della trattativa poiché la Juventus, pur stando alla parola spesa circa l’agevolazione economica per l’eventuale ritorno al Boca Juniors, non aveva certo l’intenzione di regalare il fuoriclasse argentino grazie al quale ha conquistato due scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana nelle sue due stagioni di permanenza (50 gol in 96 presenze il suo borsino). E allora, sebbene ufficiosamente, 5 milioni di euro per le casse bianconere più il prestito biennale con opzione d’acquisto di Guido Vadalà, prospetto argentino dal roseo futuro per un più che gradito ritorno a casa.

E quale miglior modo di festeggiare se non quello del rigore decisivo realizzato nel match dei quarti di finale di Copa America contro la Colombia che regala all’Argentina l’ingresso in semifinale? Eh sì, ora Carlitos può volver veramente a casa dopo una decade di pellegrinaggi per terra e per mare, una semiodissea tra sudamerica (Corinthians), Inghilterra (in Premier League ha giocato nel West Ham, nel Manchester United e nel Manchester City) e Italia (Juventus), un viaggio infinito fatto di storie tese (Ferguson, Mancini) e, soprattutto di gol, tanti, quasi incalcolabili, senza contare la potenza simbolica, dell’uomo carismatico, del lider maximo, quella sì, incommensurabile.

Il suo nomadismo perenne da Ulisse del calcio è stato alimentato da una fame di sfide senza fine, il suo atteggiamento da uomo-squadra spesso ha fatto a botte con il Tevez magnifico e immacolato goleador mettendolo in cattiva luce con compagni e allenatori, per capricci, intemperanze, insubordinazione. Nella Juventus di Conte e Allegri però ha mostrato chi è sempre stato il vero Tevez, e la Juve ha dimostrato di averlo capito davvero. Fino in fondo. Non un calciatore dal brutto carattere ma un idealista guerriero del gol.

Si potrebbe addirittura speculare – come qualcuno ha fatto e continua a fare sui suoi guadagni – sui suoi continui mutamenti di frontiera e di bandiera, chiamando in causa un entourage di procure, agenti e commercialisti che poco o nulla hanno a che vedere con l’idea di “romanticismo” calcistico connaturato all’indole di Carlitos, uno che ha dovuto fare la guerra a tutto e a tutti prima di emergere, e che quella guerra gli è rimasta dentro dai tempi degli scontri tra barrios di Buenos Aires, lui, orfano di affetti e di certezze. Tevez che può anche permettersi di fregarsene delle dietrologie, lui che desidera in fin dei conti solo giocare a calcio tra la sua vera gente, il suo unico amore, la sua sola certezza.