La nuova elezione a presidente della Fifa di Joseph Blatter, giunto al suo quinto mandato e da 17 anni padrone incontrastato del calcio mondiale (la sua prima ascesa al soglio presidenziale avvenne l’8 giugno del 1998 a ridosso dei Mondiali di Francia), è la cronaca di una vittoria annunciata per un candidato che nonostante lo scandalo scoppiato in questi giorni, denominato Fifa Gate, che ha coinvolto i vertici della Federazione Internazionale del calcio, il maggior organo calcistico a livello planetario, nella maxi inchiesta anti-corruzione condotta dal Dipartimento della Giustizia statunitense, ha continuato a ricevere favori e consensi da parte della maggior parte delle federazioni affiliate alla Fifa. L’azione di sensibilizzazione e convincimento da parte di Platini e dell’Uefa a non rieleggere Blatter in favore del suo concorrente Ali bin Al-Husayn, principe di Giordania, alla vigilia delle elezioni, trovando anche l’appoggio di un esponente importante del calcio europeo come Greg Dyke, presidente della Federcalcio inglese (FA), non ha raggiunto gli esiti sperati.

È dunque con queste parole che il (di) nuovo presidente della Fifa Blatter ha salutato il suo ennesimo mandato quadriennale (2015-2019) davanti alla platea dei 209 delegati delle varie confederazioni mondiali nella sala dei congressi dello Hallenstadion di Zurigo (sede del 65° congresso Fifa):

“Ringrazio tutti per questa nuova elezione ma prima di tutti il principe Ali per essere stato un ottimo competitor, per la sua intelligenza e per la sua totale dedizione alla causa. Ho ancora molto da fare qui alla Fifa. Devo occuparmi dell’introduzione e regolamentazione di uno sport sempre più in voga come il beach soccer ma soprattutto devo riorganizzare un organo che in questi giorni sta conoscendo un momento di difficoltà. Vi dico fin da ora che non toccheremo la Coppa del Mondo, è troppo importante. Vi prometto che insieme ce la faremo a superare tutto questo. Io non sono perfetto ma insieme a voi guiderò questa federazione di nuovo al successo”

Proprio sull’elemento della leadership Blatter aveva puntato nella sua breve ma intensa campagna elettorale “State con me, la Fifa ha bisogno di un leader forte, esperto, carismatico” le dichiarazioni del 79enne presidente, e proprio nel momento che sembrava meno opportuno, quello dello scandalo che lo vedeva nell’occhio di un ciclone giudiziario, anche se le indagini naturalmente non si fermano dopo le elezioni presidenziali e anzi proseguiranno a verificare l’ipotesi di corruzione che pesa su Blatter, quella cioè di aver elargito un miliardo di dollari dal 2011 al 2014 alle varie federazioni per una sicura ri-elezione. Un discorso che alla vigilia aveva fatto indubbia presa tra molti membri delle federazioni:

“Sono ritenuto il responsabile della tempesta che c’è in corso, mi prenderò questa responsabilità, ma voglio sistemare la Fifa insieme a voi. Voglio consegnare una Fifa che emerga dalla tempesta, una Fifa che abbia abbastanza difese per non aver bisogno degli interventi politici. Vi prometto questo. Cambieremo le cose in futuro, a partire da domani. Bisogna proteggere la Coppa del Mondo, che è la gallina delle uova d’oro, e proteggere la nostra casa non solo dalla corruzione ma anche dal razzismo, dalle combine, dal doping e dalla violenza”

Il risultato del primo scrutinio era stato nettamente favorevole allo svizzero con 133 voti a favore e 73 contrari (con 3 schede annullate). Un esito di vasta maggioranza che però non era sufficiente per raggiungere il quorum dei 2/3 dei votanti (140) per soli 7 voti. Sarebbe dunque servita una seconda votazione a maggioranza semplice ma a quel punto lo sfidante, il principe giordano Ali bin Al-Husayn, ha deciso di ritirare la sua candidatura sgombrando la strada alla ri-elezione di Blatter.